giovedì 31 gennaio 2013

Confettura di banane e arance di Christine Ferber | Frollini di Villafranca

Avevo già parlato di questa magica signora che ha rivoluzionato il mondo delle confetture, delle marmellate e gelatine, proponendo il suo metodo semplice e veloce, capace di racchiudere in un vasetto profumi e colori di una stagione.
 Il suo bellissimo libro "Mes Confitures" ci offre, infatti, una serie di preparazioni sotto vetro suddivise per stagioni e per l'inverno giustamente ella ci consiglia di utilizzare agrumi e frutti che provengono dall'altra parte del mondo, come banane, o ananas...

Mi sono dunque armata di buona volontà ed ho preparato questa buonissima confettura. Un mio consiglio? Raddoppiate le dosi!

CONFETTURA DI BANANE E SUCCO DI ARANCIA, ALLA VANIGLIA
da "Mes Confitures" di C. Ferber







700 g di banane ben mature e profumate, a fettine
300 ml di succo di arancia
850 g di zucchero semolato
  il succo di un limone
 buccia di  arancia e di limone grattugiate
 due baccelli di vaniglia

In un tegame NON di alluminio, largo e capiente, porre le banane affettate e subito irrorarle di succo di limone,  quindi unire il succo di arancia, le bucce di limone e arancia grattugiate, i due baccelli di vaniglia aperti per la lunghezza e lo zucchero....

Mescolare e porre sul fuoco vivace. Appena il composto comincia a fremere, togliere dal fuoco e versare il contenuto in un recipiente, sempre NON di alluminio (per me Pirex),coprire con carta da forno a contatto in modo che tutto sia isolato dall'aria e far freddare e riposare in luogo fresco per almeno una decina di ore.
Io ho preparato tutto nel tardo pomeriggio e il giorno successivo, dopo pranzo, ho proceduto alla seconda cottura.
Versare dunque nuovamente nel tegame tutto il contenuto del recipiente, che a questo punto sarà composto da una parte liquida, piuttosto sciropposa e dalle fettine di banane, ridotte in volume e quasi semi candite. Portare tutto all'ebollizione ed eventualmente schiumare. Dopo circa 7-8 minuti, togliere i baccelli di vaniglia e  con un frullatore ad immersione, rendere la confettura cremosa, mescolando bene e quindi, dopo qualche minuto che il composto ha ripreso il bollore, controllare con un termometro che la temperatura abbia raggiunto i 105°C.
A questo punto la confettura è pronta e si può invasare.

Chiudere i vasetti ermeticamente e se non siete certi che il coperchio chiuda in modo ermetico, capovolgete il barattolo in modo da evitare infiltrazioni d'aria. Quando la marmellata sarà fredda ed il sottovuoto formato, il vasetto potrà tornare nella sua posizione corretta. Se il coperchio chiude in maniera perfetta, non occorre capovolgere il vaso per ottenere il sottovuoto.

Per sterilizzare i vasi vuoti, ben lavati ovviamente, si può procedere, o mettendoli in forno a 100°-110°C per una ventina di minuti, o posizionandoli nel forno a microonde per 2 minuti circa, a potenza medio alta. Attenzione perché nel microonde possono scoppiare!
Per i tappi di solito procedo alla classica bollitura per 20 minuti.

 Anche questa volta vorrei abbinare a questa marmellata dei biscottini semplici che però sono molto buoni e particolari ed hanno anche il pregio di non deformarsi in cottura, ciò che li rende estremamente utili quando vogliamo decorarli con pasta di zucchero.

 Io li ho lasciati nature,senza decoro, se non per un piccolo accenno di cioccolato fondente che, si sa, sta tanto bene a braccetto con arance e banane.
 La ricetta fu pubblicata nel 2004 sul Forum della Cucina Italiana da Romina Faccioli che ringrazio ancora.


FROLLE DI S. LUCIA  
di Romina Faccioli








 

400 g di farina tipo "00"
200 g di burro
150 g di zucchero a velo
2 tuorli
1/2 bustina di lievito (da me omessa)
2 mezzi gusci di uovo di vino bianco 
Vaniglia

Impastare come una normale frolla usando il burro freddo tagliato a dadini. Con la forchetta intridere e schiacciare il burro con lo zucchero ed i tuorli, unire il vino bianco (ho usato un "Orvieto") la vaniglia e quindi incorporare rapidamente la farina. Far riposare l'impasto in frigo una mezz'ora.
Stendere l'impasto e ritagliare i biscotti.  Cuocerli a 180°C per una decina di minuti. Volendo decorarli a piacere o spolverizzarli semplicemente di zucchero a velo.








A presto,


Paola



                                                             

Nelle foto compare una tazza da tè smaltata in blu e oro, piuttosto vecchiotta, forse di prima della guerra realizzata nell'antica, prestigiosa fabbrica di porcellane Richard-Ginori. Ognuno di noi in casa ha qualcosa Richard-Ginori ed è sicuramente qualcosa di bello....Facciamo in modo che anche i nostri figli nel prossimo futuro, possano acquistare ancora da questa ditta.
Per chi vuole saperne di più, provi a guardare qui







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mercoledì 30 gennaio 2013

Cannoli di pan brioché|Ricetta inconfessabile

Metto subito le mani avanti bollando questa non-ricetta con l'etichetta di ricetta inconfessabile... 
In tempi di caccia alle streghe tra i blog di food... tempi in cui, se non usi tutti ingredienti sani, naturali, di nicchia, oppure prodotti rigorosamente in casa, vieni equiparata a un'avvelenatrice di professione, meglio sottolineare, che - da foodblogger - non posso consigliarvi di fare questi Cannoli di pan brioché, né di mangiarli. L'ho fatto io  per voi, sacrificandomi, ;) , e vi confesserò che erano proprio buonissimi! ^_^ 
Se poi, amate la trasgressione come me, oppure vi siete beccati l'influenza, frutto di stagione ;), ma non volete far mancare in tavola un piccolo dessert goloso, ovvero le vostre capacità culinarie sono scarse o pari a zero, ecco, questo è il dolcetto che fa per voi! :D
Superfluo aggiungere che - ma è bene sottolinearlo a scanso di equivoci - se il pan brioché ve lo preparate da voi con il vostro LM;  per la copertura vi temperate un cioccolato extra fine costosissimo; usate il miglior mascarpone di qualche piccolo produttore di formaggi di alta qualità e magari un marsala speciale, imbottigliato apposta per voi, il risultato sarà superbo. E sennò, cari i miei lettori, vi dovrete accontentare... proprio come noi poveri comuni mortali, un po' gastrosfigati, ma tanto tanto golosamente felici! :D

Cannoli di pan brioché

Cannolo di panbrioché


Ingredienti:

14/15 fette di pan brioché (in alterativa fette di pan di  Spagna o pandoro avanzato)
250 gr di mascarpone
250 ml di panna fresca
250 gr di cioccolato fondete da temprare (oppure 2 confezioni di glassa al cioccolato già pronta)
60 gr di zucchero a velo+1 cucchiaio di zucchero superfino vanigliato
50 ml di Marsala
 poca granella di mandorle

Se volete preparare la versione for dummies, come ho fatto io, vi serviranno un  piccolo matterello ,  un frullino elettrico e nulla di più.
Schiacciate e assottigliate il più possibile le fette di pan brioché col matterello; montate la panna con un cucchiaio di zucchero e in un'altra ciotola, il mascarpone con lo zucchero a velo  e il marsala; mescolate la panna al mascarpone a mano con un movimento dal basso verso l'alto; stendete la farcia sulle fette, quindi arrotolatele e mettetele in frigo. Temperate il cioccolato oppure sciogliete la glassa pronta seguendo le istruzioni sulla confezione e ricoprite i cannoli di cioccolato, bagnando le due estremità nella granella di mandorle.  Tenete in frigo fino a 10 minuti prima di servire e ... leccatevi le dita!



Visto che questa può essere anche un'ottima ricetta ricicla-avanzi, partecipo alla raccolta della Dauly!!


Alla prossima,

 Ornella 


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lunedì 28 gennaio 2013

Pettole con Lievito Madre|Impasto a macchina

Da quando noi blogger pugliesi ne parliamo in rete, pare che le Pettole siano diventate  frittelle di moda...  Non che ne rivendichiamo l'esclusiva, eh... ma se vi piace prepararle, almeno fatele per bene, sapendo come procedere.
Della loro origine e dell'impasto tradizionale tarantino ne avevo già parlato QUI e QUI, ponendo l'accento sul fatto che non si tratta di una comune pasta lievitata, poco più morbida, fritta in piccoli pezzi, quanto piuttosto  di una  simil pastella dalla consistenza più strutturata. Insomma, una volta lievitato, l'impasto dovrebbe ricadere a nastro, strappandosi, come una pasta bignè. 
Altro punto fondamentale sul quale non si può transigere è la frittura in olio extravergine d'oliva, sia per il sapore che conferisce alle Pettole, sia per l'elevato punto di fumo. Quindi, se volete gustare Pettole pugliesi, degne di questo nome, non badate  a risparmiare sull'olio - credetemi - sarebbe un vero peccato!
Bene,  e veniamo al mio esperimento...
So che molti lettori  non usano più da tempo il comune lievito di birra per la panificazione casalinga, ma la pasta madre. Alcuni infatti, mi hanno chiesto se è possibile, e in quali proporzioni, utilizzarla anche per un impasto semplice quale quello delle Pettole...
Ebbene sì! :D Ho sperimentato per voi le Pettole con lievito madre, impastandole a macchina, ottenendo un prodotto del tutto identico a quello tradizionale impastato a mano col LdB, grazie alle loro istruzioni.

Pettole con LM|Impasto a macchina

Pettole ( impasto con LM)


per l'impasto:
100 gr di pasta madre (rinfrescata 2 volte)
400 gr di farina 00 (mulino Tandoi)
1 cucchiaino colmo di sale
acqua tiepida q.b. (calcolate circa il 70% del peso della farina o poco meno)

per friggere:
olio extravergine di oliva 

per condire:
zucchero semolato
vincotto di fichi

Prendete dal frigo il vostro LM portandolo a raggiungere la temperatura ambiente, quindi rinfrescatelo (solo il cuore), con pari peso di farina e metà di acqua tiepida. Ponetelo in un contenitore  dal fondo tondeggiante, alto e stretto; mettetelo a raddoppiare in forno spento, tenendogli accanto un pentolino di acqua calda. In circa 4 ore il LM sarà raddoppiat. Procedete perciò al nuovo rinfresco e aspettate il raddoppio che avverrà con le stesse modalità.



 A questo punto, pesate 100 grammi di pasta madre, mettetela nella ciotola dell'impastatrice con 100 ml di acqua tiepida; azionate la macchina con la Foglia e fate sciogliere il LM. Procedete quindi  a impastare a bassa velocità, inserendo la farina (a cui avrete mescolato il sale) e l'acqua, poco per volta, alternandole.  Terminati gli ingredienti, fate prendere struttura all'impasto, aumentando gradatamente la velocità della macchia. Lasciate l'impasto nella ciotola e coprite con pellicola, mettendo la ciotola stessa in forno spento per far triplicare l'impasto, sempre con accanto un pentolino di acqua ben calda.


 Quanto tempo occorrerà? Dipende da tante variabili che non possono essere codificate, perciò dovrete osservare, annusare, assaggiare... 
L'impasto è pronto da friggere quando, oltre ad essere aumentato considerevolmente di volume, avrà sulla superficie foirmato delle tipiche bolle. Annusate e assaggiate:  sia l'odore che il sapore  non devono essere aciduli.
A questo punto potrete friggere l'impasto in olio caldo e  profondo, con le stesse modalità di cui ho parlato qui.
Le ho servite con  una spolverata dizucchero semolato e un po' di  vincotto di fichi. Ottime!!!!

Buona settimana,

Ornella

Piesse: il piatto che vedete (poco) in foto è della storica azienda italiana Richard-Ginori che rischia la chiusura per fallimento! Vi invito a leggere questo bellissimo post!

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giovedì 24 gennaio 2013

Sacher torte Joseph Wechsberg

Questa estate una mia conoscente,  mi ha riportato da Vienna una piccola Sacher torte in scatolina di balsa, direttamente dalla omonima pasticceria, (riduttivo chiamarla così), famosa in tutto il mondo. Nonostante fosse Agosto e a Roma eravamo immersi in un caldo torrido, l'ho gustata immensamente, come se fossi seduta al tavolino del locale....








Ovvio che il primo pensiero è stato quello di riprodurla in casa. Ma fra il dire ed il fare c'è di mezzo....tanto, molte cose e la prima fra queste, gli ingredienti. Cosa sia necessario per questa torta lo sappiamo: uova, burro, cioccolato, zucchero e farina.
 Ma quale burro? Quale cioccolato? Che tipo di farina?
Non è facile riprodurre un sapore preciso senza avere i giusti ingredienti, su questo non ci piove: un po' come provare a fare un buon piatto di pasta con le melanzane in un paese della Cornovaglia, dove pasta, pomodori e melanzane si riescono pure a trovare, ma con un gusto da dimenticare.

Su questo hanno ragione in pieno coloro che sostengono l'importanza e l'attenzione all' ingrediente, (quasi maniacale per  alcuni foodblogger), ma è pur vero che se vogliamo preparare un piatto tradizionale che non sia strettamente della nostra regione, della nostra città o dei territori a noi limitrofi  è ben difficile riprodurlo fra le pareti domestiche, se non a fronte di numerose peripezie, viaggi, ricerche lunghe e dispendiose di ingredienti particolari, di nicchia. Qualche volta si fanno pure, altre volte si sostituisce quell'ingrediente (un ortaggio, un olio, un formaggio...) con qualcosa di locale, o di meno caratterizzato (ma non per questo meno buono o qualitativamente pessimo) sacrificando il sapore tipico, per un gusto diverso, ma probabilmente, altrettanto valido.

Insomma, rifare in casa la torta Sacher e dire che è uguale uguale a quella che si mangia a Vienna è un'eresia: ingredienti per forza di cose differenti  (anche se ho utilizzato un burro austriaco) ed anche metodo di preparazione utilizzato a noi sconosciuto....Però, con un po' di attenzione,  possiamo ottenere un buon dolce, certo migliore di quello di alcune pasticcerie che propinano una pessima versione di una comune torta al cacao.

Fra le migliaia di ricette che circolano fra web, libri per amatori, testi professionali, il dosaggio degli ingredienti è più o meno uguale, ma il procedimento cambia di molto. Diciamo che ci sono tre metodi fondamentali : montaggio di uova con lo zucchero, con aggiunta poi di cacao, montaggio di burro e zucchero con aggiunta di cioccolato fuso, oppure unione di tuorli con  burro e cioccolato fusi, aggiungendo poi le chiare montate.

Ho provato molte ricette e diversi metodi, ed alla fine sono giunta a questa ricetta proposta da Hermè nel suo libro Larousse Des Desserts....Sul metodo ero già convinta che fosse questo proposto, sul dosaggio avevo ancora delle perplessità, ma questa ricetta le ha completamente fugate. Credo che dopo tantissime prove, questa sia la base che più si avvicina a quella originale.







Sulla glassa ho invece ancora dei forti dubbi. Quella proposta da Hermé è buonissima, ma non è quella opaca della Sacher.....Ho optato per un'altra glassa più semplice, ma forse più affine a questo dolce.
Per la farcitura con marmellata di albicocche che il signor Wechsberg consiglia, c'è una questione aperta: chi dice sì, chi dice no, nella stessa Vienna si possono gustare le due versioni, difese dalle due fazioni avverse, voi regolatevi secondo il vostro gusto.


SACHER TORTE di Joseph Wechsberg da "Larousse Des Dessert"  di P.Hermé









200 g di cioccolato fondente (60%)
125 g di burro morbido
   8     tuorli d'uovo
 10     chiare
140 g di zucchero molto fine
125 g di farina tipo "00"
  un pizzico di sale
  un pizzico di semi di vaniglia

Per finire
Gelatina o marmellata di albicocche passata al setaccio.
300 g circa di glassa al cioccolato a vostra scelta

Fondere il cioccolato. Fondere il burro. Mescolare i tuorli con una forchetta ed unirvi il burro fuso e poi il cioccolato. Unire il pizzico di sale e di vaniglia.
Montare le chiare e appena sono leggermente spumose, unire gradatamente lo zucchero: continuare a montare fino ad ottenere un composto bianco, lucido e consistente, dove lo zucchero è ben sciolto.
Unire le chiare al composto prima preparato, con il solito metodo: prima qualche cucchiaio di meringa per ammorbidire il composto, poi la restante, mescolando con delicatezza dal basso verso l'alto e dai bordi della ciotola verso l'interno, ruotando contemporaneamente la ciotola stessa. Infine unire la farina setacciata, delicatamente.
Versare l'impasto su una tortiera da 26 cm imburrata e cuocere per circa 45 minuti in forno a 180°C.

Hermé consiglia di suddividere il composto in due teglie gemelle di 26 cm in modo da evitare il taglio. Se avete due teglie uguali, ma soprattutto non svasate (con fondo più piccolo della parte alta) fatelo, altrimenti usate una sola teglia come ho fatto io e procedete al taglio quando la torta sarà fredda.

Per la glassa io ho utilizzato

240 g di cioccolato fondente (60%)
 80 g di burro

 Fondere il cioccolato ed unirvi il burro morbido a pezzettini. Glassare la torta quando la ghiaccia è intorno ai 30°- 35°C.


Farcite e rivestite copletamente la torta  con la marmellata calda passata al setaccio (o con la gelatina). La gelatina è certamente più pratica, ma spesso in commercio non si trova facilmente... personalmente preferisco la marmellata, per il sapore più deciso di albicocca che ha rispetto alla gelatina.

Fate riposare un poco, quindi versate la ghiaccia al cioccolato cercando di rivestire bene anche i bordi della torta. La scritta è d'obbligo anche se non è certo il massimo dell'eleganza....Per realizzarla basta mettere la glassa, leggermente meno calda, su un cartoccetto forato in punta e scrivere come se si impugnasse una penna.








 Si serve a temperatura ambiente con il classico ciuffo di panna : coperta da una campana si conserva perfettamente per una settimana e anche più.
 Ed ora guardate questo video: guardate i passaggi  e poi  all'uscita del forno: questa torta viene proprio come quella che vedete. Penso proprio che la ricetta sia prossima all'originale :))

Esiste anche un libro di Wechsberg sulla cucina dell'Impero Austro-ungarico edito nel '68 che ancora può essere reperito. Chi è interessato può guardare qui....





A presto,


Paola




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venerdì 18 gennaio 2013

Terrina di Carciofi e patate|Tiella di carciofi e patate

 D'inverno è tempo di carciofi, si sa... Non li amavo affatto quand'ero giovane chissà perché...  Da adulta li ho scoperti dapprima ripieni, poi sott'olio e via via come condimento per la pasta, fritti, sia nel modo consueto che così e così... Che bontà!

CARCIOFI E PATATE6


A proposito di stagionalità dei cibi, consentitemi qualche riflessione ...
Buono e giusto, anzi giustissimo, rispettare i cicli naturali di produzione di frutta, verdura e ortaggi, ma vi confesso che in frigo ho sempre pomodorini, carote, sedano, zucchine, prezzemolo, ecc... anche se non in grandi quantità. Non amo particolarmente le scatolette, i surgelati, né i precotti e nemmeno le buste di verdure liofilizzate, per cui, sia pure fuori stagione, qualche zucchina la compro sempre. E' vero che evito  melanzane e peperoni in pieno inverno, se però uno o due mi dovessero servire per provare una ricetta, li comprerei eccome. Certo, saranno di serra o di importazione, ma perché  mai - mi domando - non dovremmo acquistare cibi di importazione, pretendendo invece di esportarne di nostri?  E del rigoglioso basilico che ho nel vaso sul balcone, bello e tanto, che ci potrei fare  persino un barattolo di pesto, che ne faccio? Lo butto via solo perché non è di stagione? Ma per piacere... non esageriamo!  
Prima di fare crociate proviamo a tener conto, per esempio, che il clima in Italia è diverso nelle varie regioni e pertanto in alcune zone si possono trovare frutti, ortaggi e verdure che da altre parti sono fuori stagione.  
Vi posso confessare un'altra cosa? In frigo ho degli ottimi pachino prodotti a Ragusa! Ce lo vogliamo dimenticare forse che in Sicilia fino a poco meno di un mese fa si andava ancora in spiaggia tanto era caldo? Ho fatto male a comprarli? Mi devo pentire e sentirmi definire ciarpame solo per due pomodori e due zucchine nel frigo? Francamente a soffrirne potrebbe essere solo il mio borsellino e neppure più di tanto -  vi assicuro - non il mio stomaco, né la mia coscienza, sia di massaia che di foodblogger.  Vogliamo allora definire poco etico proporre  ricette con cibi fuori stagione che costano un occhio? Ma perché indurre a svenarsi per acquistare spezie, erbe aromatiche esotiche e non, sali costosissimi, alimenti ultra biologici o strafighetti - che poi, vabbè, sul biologico ci sarebbe da dire tanto altro - non lo è?  Con tutto il rispetto per chi del salutismo ne fa una filosofia di vita cercando altresì di fare informazione onesta e puntuale, mai spocchiosa o offensiva, debbo confessare che i c.d. gastrofighetti, o quelli che  si ritengono tali, non mi piacciono per niente! Così come non mi piacciono coloro i quali  lanciano strali dai loro blog tranciando giudizi con l'accetta, nonché, con toni saccenti, si scagliano contro chi non si adegua ad un determinato modo di pensare o di agire. 
Care blogger, ve lo voglio dire con affetto da lettrice: è sgradevole leggere in un blog di food un'opinione espressa con metafore forti, con un linguaggio aggressivo. Usate le vostre bilance per pesare le parole cercando di non offendere nessuno, né chi vi legge, né chi coltiva la vostra stessa passione. Lo potevo dire? L'ho detto! :D 
 Ok alla stagionalità; Ok all'attenzione per le materie prime, ma lasciate da parte la presunzione di essere le uniche  e sole in grado di stabilire ciò che è buono e giusto. Certo, pubblicare ricette palesemente sbagliate, dare informazioni grossolane o  errate, è un altro fatto... Su questo non ci piove, siamo tutti d'accordo! Ma come porre rimedio alla superficialità congenita della rete se non lasciando un commento per correggere un'imprecisione o pubblicando noi stessi  quella tal preparazione fatta  magari come Dio comada?  Non sarebbe più facile e normale?
Ma, torniamo alla ricetta...  Quanti modi ci sono di utilizzare in cucina i Carciofi? 
Oggi vi propongo una semplicissima Terrina di Carciofi e Patate che può rappresentare un ottimo piatto unico per le cene invernali oppure far figura per un buffet. 
Semplice, gustosa, nutriente, sana, di figura, che volete di più? E' pure di stagione!^_^
 Non è gastrofighetta perché non c'è il Pepe di vattelapesca o quel tal sale di un certo colore improbabile che avrebbe dato un sentore al palato particolarissimo? Non c'è studio né approfondimento in quanto non è precisato qual è il tipo di carciofo più adatto? Vanno bene tutte le varietà, non temete, pure i Carciofi coltivati in Egitto! Fanno mica schifo, eh.. sono buoni uguale uguale ai nostri, che in massima parte sono andati bruciati dalle gelate di questi  ultimi giorni... 
Non c'è ricerca o innovazione in un piatto che appartiene a una cucina povera per tradizione? E chi se ne frega? :D E' buonissimo e tanto mi basta! ^_^
 Se non vi piace la ricetta, o il mio modo di pensare, cliccate pure il tastino del vostro mouse e cambiate blog: la gastrofighetteria o  il gastrofanatismo che dir si voglia, non abitano qui! :D

Terrina di Carciofi e Patate



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4 carciofi
4 patate di media grandezza
100 gr di mozzarella fior di latte
parmigiano
2 cucchiai di pangrattato aromatizzato all'aglio(*)
olio, sale, pepe nero q.b.
mezzo limone

(*) Per il pangrattato aromatizzato, uso 2 fette di pancarré o una fetta di pane raffermo, tostato e tritato insieme a uno spicchio di aglio. Si conserva in un barattolo di vetro, in frigo.

Pulite i carciofi dalle foglie dure, tagliate le punte, strofinateli bene con mezzo limone e teneteli a bagno in una ciotola con acqua fredda insieme all'altra metà del limone. Sbucciate le patate, tagliatele a fette sottili e cominciate a disporle in una pirofila unta di olio; salate, fate uno strato di fette di carciofi affettati; salate di nuovo, un giro d'olio e di pangrattato aromatizzato all'aglio (*) e coprite con fettine sottili di mozzarella. Finite la terrina con un altro strato di patate, sale, un giro d'olio, una generosa spolverata di parmigiano o pecorino grattugiato e pangrattato. Da un angolo della pirofila  aggiungete a filo un po' di acqua che deve arrivare a lambire l'ultimo strato di patate. Infornate a 200° fino a gratinatura.
Piesse: Sull'ultimo strato si può mettere un uovo sbattuto con sale, pepe e parmigiano. Io  non lo faccio per non appesantire il tutto.

Buona giornata a tutti,

Ornella


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martedì 15 gennaio 2013

Gattò di patate con polpettine piccanti su salsa al Trentingrana

Avete mai provato il Trentingrana? Me l'hanno inviato un po' di giorni fa per testarlo e devo dire che l'ho trovato molto buono!


 Oltre ad assaggiarlo nature - è l'ideale, secondo me, fatto a scaglie sul classico carpaccio - l'ho provato con una mia vecchia ricetta che avevo già pubblicato qui. Il risultato mi ha pienamente soddisfatto... A voi, se la provate, commenti e critiche!^_^
Non  vi indico  le dosi degli ingredienti, ma vi racconto soltanto come ho proceduto perché non posso pensare che non abbiate mai preparato un Gattò di patate, un semplice sugo di pomodoro, delle piccole polpette... La salsa al formaggio? Una goduriosa leccornia  che è di una semplicità disarmante!!!

Gattò di patate con polpettine piccati su salsa al Trentingrana


Ingredienti:

Per il gattò

patate
uova
Trentigrana grattugiato
olio
pangrattato
sale

Per le polpettine
carne tritata
uovo
Trentingrana grattugiato
mollica di pane ammollata e strizzata
aglio
prezzemolo
vino rosso
sale
olio per friggere

Per il sugo

passata di pomodoro
cipolla
olio
sale
basilico

Per la salsa al formaggio

rentingrana grattugiato
panna fresca
sale
2-3 cucchiaio di salsa di pomodoro

Altri ingredienti indispensabili
mozzarella fiordilatte
peperoncino
paprika

Giustifica
Mettete subito a lessare le patate con la buccia e nel frattempo preparate il sugo di pomodoro come di consueto.
Mettete a bagno il pane per le polpette, strizzatelo bene, mescolatelo alla carne tritata, all'uovo, al formaggio grattugiato, al prezzemolo, all'aglio ed al sale. Bagnatevi le mani con un pochino di vino rosso, fate delle polpettine piccole piccole; friggetele in abbondante olio extra vergine e tenetele da parte.
Appena pronte le patate, pelatele, schiacciatele con l'apposito attrezzo e conditele con un giro d'olio, Trentingrana grattugiato, sale, mescolando bene il tutto con le uova, fino ad ottenere un composto morbido ma sodo. 
A questo punto sarà pronto anche il sugo, mescolatene qualche cucchiaio alle polpettine aggiungendoci anche peperoncino in polvere e paprika a piacere.
Tagliate a dadini piccolissimi la mozzarella; ungete con pochissimo olio dei piccoli stampi rettangolari  e procedete nella preparazione dei piccoli gattò di patate monoporzione.
Fate prima uno strato di composto di patate, poi polpettine piccanti e mozzarella; un altro strato di impasto, pressate bene con le mani bagnate, infine terminate con una spolverata di pangrattato ed un giro d'olio, quindi infornate lasciando gratinare.
Potete ora dedicarvi alla salsa di formaggio. Mettete a scaldare la panna, unite generosamente Trentingrana grattugiato, un pizzico di sale, paprika e peperoncino. Fate addensare leggermente, mescolando delicatamente con un cucchiaio di legno ed infine aggiungete uno o due cucchiai di sugo di pomodoro.
Impiattate subito i piccoli gattò tiepidi, sulla salsa al formaggio calda, messa a specchio nel piatto.



Un affettuoso saluto a tutti,

Ornella

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martedì 8 gennaio 2013

Bucaneve al cacao

Essì dopo i bagordi natalizi noi signore di tutte le età e di tutte taglie, da ieri siamo a dieta ferrea... Ma due due biscottini semplici semplici li vogliamo preparare? Solo per i  mariti o fidanzati e per le creature... mica possiamo tenere a stecchetto tutta la famiglia. O no? 
Oggi per pranzo cucinerò cicoria lessa scodita o quasi, visto che mi sono ripromessa di smaltire qualche chiletto... Vabbè, però, due due di numero di questi simil Bucaneve al cacao da pucciare nel caffè, rigorosamente senza zucchero, me li posso pure permettere.^_^  E voi? ;)

  Bucaneve al cacao








560 gr di farina 00
250 gr di zucchero
200 gr di burro
40 gr di cacao amaro
2 uova intere + 2 tuorli
1/2 bustina di lievito per dolci (volendo si può omettere se vi piacciono più frolli)
1 pizzico di sale
aroma di vaniglia (facoltativo)
zucchero a granella per decorare

*** Sostituite uguale peso di farina 00 al cacao, se li volete chiari

Setacciate in una ciotola la farina con il cacao e il lievito; aggiungetevi il burro freddo a piccoli tocchetti e strofinandolo con la punta delle dita, mescolatelo velocemente alla farina. Fate un buco al centro, mettete le uova, lo zucchero, un pizzico di sale e aiutandovi con una forchetta, dopo aver sbattuto le uova, incorporate poco a poco la farina con il burro. Quindi, lavorate velocemente l'impasto con le mani fino a renderlo omogeneo.



 Se usate l'impastatrice, mettete la Foglia, sabbiate il burro, tagliato a piccolissimi tocchetti e leggermente ammorbidito con la farina, a bassa velocità e inserite a poco a poco le uova, in cui avrete sciolto lo zucchero, sbattendole precedentemente con una forchetta. Dall'impasto fate una palla, avvolgetela con la pellicola e mettetela in frigo, fintanto che preparate le teglie foderate di carta forno. Quindi stendete l'impasto, poco per voltam su un foglio di carta forno, sporcando il matterello con un po' di cacao per non farlo appiccicare; tagliate i biscotti con uno stampino, disponeteli nelle teglie, bucherellateli con uno stecchino, decorateli con la granella di zucchero e teneteli in frigo per una mezz'ora prima di infornarli a 180°, per circa 20 minuti.
Con queste dosi ve ne verranno un bel po', quindi procedete preparando una teglia per volta, cioè, mentre una cuoce, dedicatevi alla successiva e così via.
Se proprio avete tempo da perdere :D, invece di usare lo zucchero a granella, decorate i  vostri Bucaneve con una semplice glassa fatta con zucchero a velo, poche gocce di estratto di vaniglia  e pochissima acqua, facendola colare, a piccolissime dosi sui biscotti, utilizzando una siringa con bocchetta liscia o un cornetto di carta forno.



Buon lavoro a tutti,

 Ornella

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