venerdì 29 aprile 2011

Ovis Molis, i pasticcini del riciclo




Ovis Molis


Come spesso accade dopo le feste, ci si ritrova con del cibo avanzato che dispiace proprio non consumare, ma che non attira molto.....
Passata la Pasqua oltre alle uova di cioccolato, rimangono anche quelle vere bollite, colorate, che hanno rallegrato la tavola e tanti pani tradizionali. Io ne preparo tantissime che coloro nei toni pastello e che dispongo in piatti ed alzatine sia sulla tavola che sulla credenza: miste a qualche fiore, sono dei centrotavola, o delle decorazioni pasquali, graziosi, edibili e a buon prezzo: inoltre è veramente divertente realizzare le uova colorate, cosa che faccio generalmente il sabato santo insieme alle ragazze....
Alcune vengono consumate, ma altre rimangono intatte, ecco che allora preparo dei biscottini che utilizzano nell'impasto i tuorli sodi, in modo da riciclare le uova senza sprecare nulla o quasi.
La pasta che si ottiene è sul tipo della frolla e gli Ovis Molis che se ne ricavano sono dei biscottini friabili, a forma di semi sfera, nel cui centro è disposta della marmellata. Dato che la pasta è molto malleabile è possibile anche realizzare forme diverse come ci suggerisce la nostra fantasia: anzi è possibile anche utilizzare la famosa spara biscotti per ottenere una varietà maggiore di forme.
Seguendo in parte la tradizione ho realizzato degli Ovis Molis con marmellata di lampone e cioccolato, ma anche dei piccoli ferri di cavallo nonchè dei fiorellini e delle conchigliette con la spara biscotti.
Insomma, con questo impasto potete realizzare le forme che più vi piacciono e se ci abbinerete un po' di cioccolato è anche probabile che questi pasticcini li rifarete anche senza la necessità di riciclare delle uova sode...



Ovis Molis



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Ingredienti:


320 g di farina tipo 00
160 g di fecola di patate
320 g di burro
160 g di zucchero superfino
8 tuorli sodi
Buccia di limone grattata e vaniglia
Sale

Montare il burro morbido ed aggiungere gradatamente lo zucchero. Montare bene il composto ed unire anche gli aromi ed il sale.
Passare al setaccio i tuorli sodi (io utilizzo uno schiacciapatate, molto più rapido) ed unirli al burro montato continuando a lavorare con le fruste elettriche o con la frusta della planetaria. Unire quindi la farina e la fecola miscelate.
La pasta è pronta ed anche se risulterà morbida e soffice non unire altra farina. Coprirla con della pellicola e lasciarla in frigo per qualche ora. Dopo il riposo la pasta sarà perfetta. Lavorarla leggermente per farle acquistare plasticità e quindi realizzare dei biscottini.
Per gli ovis molis realizzare una pallina grande quanto un piccolo tuorlo e posizionarla sulla teglia: con il manico di un mestolo realizzare una cavità al centro della pallina cercando di allargarla un pochino ruotando il manico.
Cuocere per circa 10 ninuti a 180°C senza troppo colorire i biscottini.
Nella cavità porre della marmellata e, volendo, decorare con del cioccolato o con dello zucchero a velo semplicemente.





Ovis Molis



Sono perfetti con il tè o il caffè e si mantengono per parecchi giorni in una scatola di latta o anche su un'alzatina coperta con una campana di vetro. Utilizzando il cioccolato delle uova pasquali si ottiene il massimo del riciclo :)



A presto,

Paola


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domenica 24 aprile 2011

Sorpresa!

BUONA


Ecco la sorpresa, ecco il pacchetto che stavo aspettando...
Grazie a Paola che mi ha inviato le decorazioni, una semplicissima ciambella è diventata una deliziosa torta per la mia tavola di Pasqua!
Auguri affettuosissimi a tutti voi e permettetemi un bacio particolare alla mia coinquilina dell'Interno Otto!
Buona Pasqua,
 Ornella


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venerdì 22 aprile 2011

Torta di Pasqua al formaggio: la ricetta originale di Paola Lazzari

Quante ne avete viste in giro per i foodblog in questo periodo? 
Essì, di tutti i tipi, di tutte le dimensioni, anche con nomi diversi: la Crescia; la Torta salata; la Pizza al formaggio...
In realtà la ricetta di Paola Lazzari, partita  dal forum di Cucina Italiana nel 2007, ma forse pure prima, dove è diventata in breve un vero e proprio tormentone che continua tuttora (c'è anche una sua versione con Lievito Madre), ha fatto il giro del mondo per ritornare qui! :D Giusto ieri, cercando velocemente con Google, ne ho trovate almeno una decina, tutte e dico tutte con le stesse dosi degli ingredienti - grammo più, grammo meno - e pressapoco lo stesso procedimento; alcune davvero identiche, scritte con le stesse parole, ma nessuna che facesse riferimento all'autrice, neppure per dire di aver tratto l'ispirazione dalla sua ricetta... Che novità, eh? ;)
Non che Paola l'abbia inventata di sana pianta, essendo una ricetta tradizionale della migliore cucina italiana, ma sicuramente ne ha approfondito le tecniche, dosato alla perfezione gli ingredienti (non aggiungete sale, per carità!), mettendo a punto una ricetta straordinariamente buona, che dà un prodotto dal profumo irresistibile! Lo sottolineo a scanso di equivoci, onde evitare le solite sterili inutili chiacchiere, a volte in mala fede, di chi fa finta di non capire...
Nessuno vuole attribuirsi "l'invenzione" della Torta di Pasqua al formaggio, ma lo studio e gli esperimenti sul campo per ricavarne una ricetta di sicura riuscita, sì!!!
Ed anche se qui, su Ammodomio, la ricetta è già presente perché la sua splendida versione dall'originale (beh, la sua correttezza è proverbiale, ma anche la sua non è da meno, in verità) è stata protagonista del Calendario 2010 nella Pagina di Aprile, mi sono lanciata e l'ho preparata anch'io!





Torta al Formaggio umbra-Ricetta di Paola Lazzari

Sebbene io sia una campionessa delle libere interpretazioni - lo sapete tutti ormai, chevelodicoaffà? :D - ritengo che alcune ricette non possano essere modificate, pena la non perfetta riuscita. Insomma, se fate "ammodovostro" la Torta o la Pizza di Pasqua al formaggio umbra, avrà pure un buon sapore - non dico di no - ma non avrà tutte le caratteristiche dell'originale!!!!!!
Bene, ricondotta questa straordinaria ricetta alla sua origine, mica ci vogliamo perdere l'occasione di farci svelare tutti i segreti da chi l'ha messo a punto ? Eccerto che no!!!
Ma prima di passare la parola alla "mia maestra" ;) mi cospargo il capo di cenere...
La mia versione, pur avendo tutte le caratteristiche di sapore, profumo, sofficità e leggerezza dell'originale, non ha una cupoletta perfetta! :(((
Sapete perché? Ho ritardato di una decina di minuti il momento di infornarla e si è creata una sorta di bolla d'aria che ne ha compromesso la buona riuscita. Grrrrrrrrr...
A mia parziale discolpa, devo confessare che mi sono distratta perché aspettavo un piccolo prezioso pacchetto, il cui contenuto vi svelerò a breve... 
Secondo voi quando poteva suonare il postino? Giusto giusto, mentre sorvegliavo attentamente la lievitazione della  mia Torta... Che tempismo, 'sti postini!
Vabbè, spero che la signora dell'Interno Otto, sia clemente e non mi sgridi troppo.^_^

Passo  dunque a lei la parola,


 Ornella


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Cara Ornella, ti perdono giusto perché so che a questo pacchetto tenevi tanto, altrimenti ti avrei bastonato come mio solito... :DDDDD
Guai dimenticare una Torta al formaggio mentre finisce di lievitare!!! Troppo importante per me, senza di lei non è Pasqua!







Ma come nasce la Torta al formaggio? 

Diciamo subito che è una preparazione tipica della Pasqua e che quindi compare sulle tavole umbre solo in questo periodo, anche se un tempo si preparava pure per il 6 Gennaio, giorno di Pasqua Epifania, che per tradizione popolare è la prima Pasqua dell'anno. Il trionfo però della Torta avviene nella domenica della resurrezione di Cristo, dove al mattino occupa il posto d'onore insieme alle uova sode e al capocollo.
Una volta la sua preparazione, che avveniva durante la Settimana Santa, occupava l'intera famiglia, sia per le quantità di impasto piuttosto massicce, sia per la metodologia usata che prevedeva l'uso del lievito madre. Si cominciava nel tardo pomeriggio e si continuava alternandosi durante la notte, per poi arrivare in tarda mattinata con i tegami pronti per essere infornati nel forno a legna proprio, o quello del panettiere. 
La consuetudine era di fare tante torte, almeno 10 o 15, per cui si accantonavano le uova durante la Quaresima, tenendo conto che per tradizione si utilizzava un uovo ogni etto di farina. Spesso venivano anche utilizzate uova diverse da quelle di gallina come quelle di anatra e di oca, che essendo più grandi facilitavano il raggiungimento del numero necessario. I tegami, come già detto in altro post, erano alti, stretti e svasati, per enfatizzare la lievitazione, fatti di coccio, come quelli per i vasi dei fiori. 
In alcuni forni a Perugia è possibile ancora ammirare questi splendidi tegami, realizzati solo per la torta al formaggio, che viene chiamata appunto Torta, nel ternano Pizza,nell'eugubino Crescia.
Se teniamo quindi conto di come una volta veniva eseguita la Torta al formaggio, capiamo subito che era molto differente da quella che si mangia ora. L'utilizzo della pasta madre, l'uso di uova di diversa origine, la cottura in stampi di coccio in forni a legna, l'utilizzo esclusivo del formaggio pecorino e di strutto, ne caratterizzavano sapore e struttura: Il risultato era una torta saporitissima, dal profumo intenso, pesante e compatta, ben diversa da quella delicata e soffice a cui siamo abituati.
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L'utilizzo della pasta madre, spesso non esattamente dosata e preparata, la lavorazione manuale; case senza riscaldamenti, fredde e piene di spifferi, compromettevano certamente il risultato. Ma anticamente non si guardava tanto alla sofficità della torta, quanto al suo sapore e al suo potere saziante, del resto come si faceva per il pane. E certamente le vecchie torte di sapore ne dovevano avere molto...
La mia ricetta, prendendo spunto dalla tradizione e quindi lasciando invariato il rapporto di un uovo ogni etto di farina, ha cercato di rendere più leggera e più rapida la preparazione, sostituendo parte dello strutto con olio extravergine di oliva, parte del pecorino con Parmigiano Reggiano, e la pasta madre con il lievito di birra. Il risultato è una Torta al formaggio buona, ricca nel gusto, soffice e leggera... nonchè facile e rapida da fare. Insomma in linea con i tempi. Anche se questa Torta non può essere annoverata come tradizionale, vi assicuro che è molto più buona di quelle che normalmente vengono vendute nei panifici. Se vi dicessi che sull'etichetta di una di queste ho letto tra gli ingredienti "Formaggio liofilizzato in polvere", voi cosa direste??? Io ho pensato ad un'enorme " Fonzies " !
No, la Torta al formaggio è tutta un'altra cosa! Ecco allora la ricetta e il modo di eseguirla con tanti suggerimenti per realizzarla perfetta.



TORTA AL FORMAGGIO

trascrivo la ricetta originale così come la pubblicai,  con le mie parole, sul forum di cucina italiana nel 2007



La ricetta ha più di un secolo ma viene sempre bene (è della bisnonna di Perugia)

5 uova
300 g di farina 0 + 200 g di manitoba
100 ml di acqua
25-30 g di lievito di birra
1 cucchiaino di zucchero
1          "         di sale (assaggiare)
1          "         di pepe
5 cucchiai di olio evo (umbro)
50 g di strutto (No sostituti)
250 g di formaggio grattugiato misto ( SOLAMENTE Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano in proporzione variabile secondo i propri gusti. Metà e metà forse è il giusto mezzo. Se piace più saporita aumentare la quantità di pecorino. Per questo il sale va dosato in base al tipo di formaggi)



Sciogliere il lievito con lo zucchero nell'acqua tiepida e lasciare fermentare nel bicchiere, meglio se di plastica, per 5-6 min. Unire il lievito sciolto a poca farina formare un piccolo pastello e lasciare fermentare, coperto di farina, 40-50 min. Nel frattempo sbattere le uova, unire il sale, il pepe, i formaggi grattugiati ed infine l'olio : lasciar amalgamare i sapori...Quando il pastello sarà tutto screpolato unire mano a mano l'impasto di uova e formaggio ed impastare con la farina...Impastare bene e alla fine unire lo strutto morbido. Impastare bene e a lungo.L'impasto è morbido non superare i 600 g di farina. Lasciar riposare l'impasto a temperatura ambiente per 45 min. coperto, quindi metterlo nella teglia alta, stretta e svasata, ben unta, e far lievitare in luogo caldo fino al bordo della teglia.

Cuocere a 200°C con vapore nei primi 20 min. Introdurre la teglia nel forno appena acceso in questo modo la torta non fa subito la crosta e sviluppa di più. Cottura un'ora circa Dopo 45 min. controllare con lo stecco. Deve essere comunque ben asciutta. Va mangiata dopo 3 o 4 giorni dalla cottura altrimenti non acquista il suo sapore. In pratica fra domani o dopodomani devi farla, se la vuoi gustare la mattina di Pasqua nel pieno del suo sapore.
Sono quasi trenta anni che la preparo e ti garantisco che è facile e buonissima. Falla perchè ti darà molta soddisfazione ed è MOLTO più buona di quelle in commercio o dei vari forni. 





    Torta al formaggio






    Ecco alcuni accorgimenti per ottenere un buon risultato


    1) Scegliete i formaggi ben stagionati, sia il Pecorino Romano, sia il Parmigiano Reggiano. La torta sarà più buona e si conserverà più a lungo, senza sviluppare muffe. Sul rapporto fra loro, vi lascio liberi nel decidere. Dipende se si vuole una torta più o meno delicata. Anche il sale va regolato in base ai formaggi scelti. Non più di 5-7,g in ogni caso.

    2) La miscela di farine è indicativa, se non siete certi che la vostra farina tipo "0" sia abbastanza ricca in proteine, potete fare una miscela al 50% di Manitoba.La quantità indicata è di 500 g ma a seconda di numerosi fattori (umidità dei formaggi, grandezza delle uova, forza della farina) potrebbe essere necessario qualche cucchiaio in più. Regolatevi con la vostra esperienza.

    3) Il pepe non serve per rendere piccante la Torta, ma per darle il suo particolare profumo. Non rinunciatevi!

    4) I formaggi vanno grattugiati finemente: se usate una grattugia elettrica cercate di rendere ancora più fine il formaggio sfregandolo fra le mani. In questo modo la mollica della torta sarà soffice e compatta.

    5) Potete lasciare il composto di uova e formaggio a riposare anche un paio d'ore. L'impasto verrà ancora meglio.


    6) Lavorate molto la pasta. Sarà pronta quando sarà possibile tirare un piccolo pezzo di pasta in modo da formare un velo senza che questo si stracci.


    7) Spesso consiglio l'uso della Macchina del Pane per velocizzare i tempi di impasto. Il mio consiglio è, in questo caso, di non avvalersi di essa, nè per impastare, nè per cuocere. L'impasto risulta troppo unto (il calore fa fuoriuscire i grassi) e la torta risulta umida, grassa e pesante. Non dico che viene cattiva, ma certamente non ha nulla a che vedere con quella impastata a mano, o con impastatrice.

    8) Cercate di dare forma rotonda all' impasto prima di calarlo nella teglia. Procedete come se doveste dare la forma al Panettone. Su You tube ci sono filmati più che esplicativi. In questo modo avrete una bella cupoletta dopo la cottura!

    9) Cuocere bene la torta che deve risultare ben asciutta all'interno. Se l'impasto è ben lavorato e ben lievitato la torta cuocerà in poco tempo (40-45 min) e la mollica risulterà soffice come quella del Panettone. Viceversa, se l'impasto non è stato correttamente lavorato, la mollica risulterà umida e sarà necessario più tempo per cuocerla, facendo brunire la calotta superiore.

    10) La torta non deve scurire, perché i formaggi prendono un cattivo sapore. Se ben lavorata la torta cuocerà divenendo appena dorata. Se l'acquistate già pronta, diffidate da torte troppo scure!

    11) La torta si conserva perfettamente per 7-10 giorni. Tenere presente che nel tempo la torta si asciuga divenendo sempre più saporita. Consiglio comunque di non mangiarla prima di tre, quattro giorni dalla cottura.
    Una busta in cellophane è perfetta per riporla anche dopo il taglio.

    12) Il metodo di cottura che propongo è una mia personale scelta che nel tempo si è dimostrata efficace. Se non lo ritenete adatto, procedete come solitamente fate.




    Con la dose  proposta e che trovate sopra, si ottiene una torta di circa 1,2 kg. Diciamo che è la dose minima per una torta al formaggio, farle più piccine significa perdere molto in fatto di gusto. Ne ho viste di molto carine formato muffins... Ripeto, molto sfiziose e forse anche pratiche da servire, ma vi assicuro che la dimensione penalizza tantissimo il gusto.


    E se la torta al formaggio non è buona, non è Pasqua !!!


     Paola

    Torta Di Pasqua al formaggio


    Con l'auspicio che condividiate con noi il piacere di avere sulle vostre tavole pasquali questa bontà, vi facciamo tanti auguri per una Pasqua serena e gioiosa,
      

    Ornella e Paola



    Piesse: Aspettatevi la nostra sorpresa, eh?! ;)




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    mercoledì 20 aprile 2011

    Le Magdalenas spagnole: non chiamiamole muffins!

    Magdalenas



    Eh, sì, perchè forse gli Spagnoli potrebbero offendersi, o anche perché questi dolcetti non seguono la ricetta canonica dei loro ben più famosi cugini d'oltreoceano... Ma il punto è proprio questo: quand' è che ci troviamo di fronte ad un muffin e quando invece no?
    Voglio dire, basta solo la forma per dar nome al dolcetto, oppure c'è qualcosa in più?
    Da quando si è scatenata nel mondo la "Muffin-mania", se ne sono visti di tutti i tipi e di tutti i sapori, fino ad arrivare anche a quelli salati, per cui non sono certo gli ingredienti che caratterizzano la tipologia. Dunque, sarebbe il metodo di preparazione che prevede la divisione degli ingredienti asciutti da quelli liquidi, nonché la loro miscelazione breve e approssimata. Forse la chiave del successo è stato proprio questo procedimento semplice, breve, immediato, alla portata di tutti, che ha fatto sì che questo piccolo dolce divenisse comunissimo in tutte le case.

    Le Magdalenas, dunque, non sono dei Muffins, in fondo esistono da sempre, tanto da avere un loro nome e per giunta un loro modo di preparazione.
    L'altro giorno, al supermercato, c'era una grossa svendita di queste Magdalenas, offrendo anche una scatola dove conservarle....Visto che la scatola non mi piaceva, (e nemmeno le Magdalenas lì dentro stipate), una volta tornata a casa, mi è venuta voglia di provarle, seguendo la ricetta di un fornaio piuttosto famoso in Spagna, Xavier Barriga.
    Questi ha scritto addirittura un bel librino su questo semplice dolcetto, tanto da nobilitarlo al pari delle ben più note Madeleine francesi...In fondo hanno notevoli punti di contatto: gli ingredienti, il profumo dell'arancia e la......gobbetta. Il nostro fornaio Xavier è partito proprio da questa e ha riportato il metodo usato per le Madeleine, sulle sue Magdalenas, donandogli così la famosa cupoletta.



    Magdalenas




    Il trucco, per modo di dire, è tutto nel riposo dell'impasto in frigo per qualche ora, capace di farlo maturare e renderlo ben freddo. Il calore del forno farà tutto il resto.
    Riporto la ricetta di Xavier Barriga tradotta in italiano. Chi volesse gustare il testo in spagnolo può vedere qui.


    Magdalenas di Xavier Barriga


    125 g di uova intere
    175 g di zucchero
    60 ml di latte
    190 ml di olio di girasole
    210 g di farina
    7 g di lievito

    sale-scorza di limone e arancia- vaniglia


    Montare le uova con il sale e gradatamente unire lo zucchero, continuando sempre a montare in modo da ottenere un composto bianco e gonfio. Unire a filo il latte e l'olio miscelati insieme, poi gli aromi ed infine la farina mescolata al lievito. Sbattere bene ancora il composto, quindi coprirlo e metterlo in frigo (minimo un'ora, io circa quattro ore).
    Portare il forno a 200°-210°C e quando sarà ben caldo, prendere il composto dal frigo e suddividerlo in uno stampo da 12 Muffin (sì lo so, ma lo stampo ormai si chiama così....). Infornare e cuocere per circa 15-17 minuti. Le Magdalenas si svilupperanno molto in altezza e risulteranno morbidissime, anche per più giorni.

    Io ho fatto qualche piccola aggiunta alle Magdalenas quando erano già in teglia, prima di essere infornate: alcune le ho spolverizzate semplicemente con dello zucchero semolato, altre con dello zucchero in granella, altre ancora con lamelle di mandorle e con gocce di cioccolato.
    In cottura la pasta non ingloba le aggiunte che rimangono invece in bella vista.



    Le trovo adattissime per la colazione e particolarmente comode se le vogliamo offrire calde, anche per un brunch, vista la possibilità di preparare in anticipo l'impasto e di cuocerlo in pochi minuti, all'occorrenza.


    Magdalenas


    A presto,
    Paola


    Piesse: Oggi è l'ultimo giorno utile per votare il blog dell'anno a Squisito 2011. Ne parliamo solo ora perché un po' ce ne vergognamo...
    Se vi piace "Ammodomio", iscrivetevi Qui e votateci, siamo in nomination per diverse categorie:cucina; giornalista; fotografia; e non sappiamo come, ma anche tra gli chef!!! :DDDDD
    Grazie a tutti!



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    lunedì 18 aprile 2011

    Agnello con piselli: il Verdetto, il Benedetto o "u Bredétt"?

    Sulle tavole di Pasqua ogni cibo ha il suo significato simbolico...
    Ecco perché è molto difficile sdradicare alcune abitudini  alimentari che si rifanno alla antichissima tradizione che vuole per il pranzo, dopo un lungo periodo di "penitenza", una tavola imbandita di ogni ben di Dio. 
    Piaccia o non piaccia è davvero quasi impossibile che  per Pasqua, su una tavola pugliese manchi l'agnello o il capretto, anche se qualche commensale potrà non gradirlo e storcerà il naso!

    Agnello con piselli

    Tante le preparazioni della migliore cucina pugliese: dal semplicissimo "agnello sale e pepe" al forno o alla brace, alle varianti con patate, pepe e pecorino; con i lampascioni, oppure preparato seguendo ricette più particolari che sono proprie  del territorio della Murgia, quali quelle con il finocchietto selvatico (una sorta di verdura difficilissima da trovare se non in loco), o delle raffinata versione con i ricercati funghi cardoncelli.
    Superfluo dire che ogni famiglia ha la sua ricetta, ma forse,non tutti sanno che spessissimo in Puglia gli stessi nomi contraddistinguono piatti e portate completamente differenti.
     E' il caso ad esempio del Benedetto, che nella città di Bari e nelle zone immediatamente limitrofe, costituisce un irrinunciabile antipasto pasquale, a base di fette di soppressata posate su fette d'arancia, con ricotta ed uova sode.  Basta spostarsi di pochi chilometri che lo stesso nome (Benedetto) sta ad indicare invece un piatto di carne d'agnello, cotto in umido, con i piselli; lo stesso piatto che  a Bari si chiama Bredétt, ed in altri luoghi viene denominato Verdetto. Il Verdetto a sua volta, è il nome che in alcune zone si dà alla ricetta della stessa carne con verdure selvatiche diverse, spesso amarognole, cotte in forno in una sorta di brodetto. Insomma, se a Pasqua vi sedete ad una tavola pugliese, non potrete saper in anticipo dal nome del piatto, cosa  in realtà vi verrà servito! :DDD
    Strana gente i pugliesi, eh? E strana famiglia, in fatto di piatti pasquali, è la mia! :DDD
    Per parte mia, non ho mangiato agnello o capretto per anni, finché "poscia, più che il dolor, poté la fame"  ed in una gelida serata primaverile, ne fui folgorata dalla sua bontà, sulla via di Potenza... :D
    Marito e figlia, non amano, per non dire che proprio disdegnano, anzi meglio dire che detestano i piselli, cotti in qualunque modo... ed io li adoro! :P
     Eppure a casa mia l'agnello con i piselli ci trova tutti d'accordo, per cui a Pasqua non deve assolutamente mancare!!!!!
    La mia ricetta, pur seguendo la tradizione, se ne discosta appena per pochi piccoli particolari...

    Agnello con i piselli

    AGNELLO con piselli


    Ingredienti:

    1-1,500 kg di sovracoscia di agnello da latte (circa)
    500-600 gr di piselli freschi già sgusciati (oppure surgelati)
    1 cipolla
    3/4 di un bicchiere di vino bianco secco
    1 spicchio di aglio (facoltativo)
    olio  extra vergine q.b.
    sale grosso e fino q.b.

    solo per chi vuole seguire la tradizione
    1-2 uova
    formaggio q.b. (pecorino grattugiato)
    sale e pepe q.b.

    Prima di tutto strofinate i pezzi di agnello con una manciata di sale grosso, e l'aglio , tenendoli da parte.
    Subito dopo, in un tegame capiente fate appassire nell'olio, la cipolla affettata a velo e rosolate bene la carne; sfumate con il vino bianco a fiamma viva ed aspettate che il liquido evapori. Potete a questo punto togliere la carne dal tegame, disossarla bene (non c'è nulla di peggio secondo me, che trovare frammenti di ossa mescolate a tradimento con i piselli), tagliarla a tocchetti e rimeterla in pentola, dandole un attimo per rosolarsi ancora, oppure lasciare i pezzi interi da disossare in seguito. Mettete anche i piselli nella stessa pentola, regolate di sale e portate a cottura a fuoco moderato, coprendo con un po' di acqua tiepida tutta la preparazione. Sorvegliate la cottura, rimestando di tanto in tanto e se necessario, aggiungete  acqua tiepida. A cottura ultimata, alcuni usano mescolare 1-2 uova appena sbattute e salate con l'aggiunta di poco formaggio e pepe. Il calore farà rapprendere leggermente le uova, senza farle addensare eccessivamente. Noi non gradiamo questa variante però, che a mio parere, appesantisce un po' il tutto, anche se la tradizione pasquale vuole che l'uovo sia quasi onnipresente!


    Buona inizio settimana a tutti,
     Ornella
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    domenica 17 aprile 2011

    Carving in the kitchen: la seconda ricetta

    Bene, è già trascorso un mese...
    Eccoci al secondo appuntamento del nostro esperimento artistico-culinario Carving in the Kitchen!
    Il nostro progetto via via sta prendendo forma, per cui vi chiediamo un piccolo sforzo.. nulla di particolamente complicato, eh... niente paura!;))
    Dovrete  indicarci chiaramente una vostra ricetta, con ingredienti e procedimento, da abbinare alla scultura che vi proponiamo di volta in volta, insieme al nome che le dareste voi
    Per il momento non possiamo dirvi più perché il progetto è ancora in itinere... ma abbiate pazienza, ci stiamo lavorando con entusiasmo!!!!!


    Banner DEFINITIVO RECIPE TWO

    La seconda scultura nel piatto rappresenta un volatile, uno strano pennuto a cui voi dovrete trovare un nome e che dovrete cucinare come più vi piace.
    Eccolo qui, ve lo mostro...


    composizione
    prima di essere assemblato...




    OPERA ambientata
    ... e poi impiattato! ^_^

    Che cosa dovete fare per partecipare al nostro esperimento artistico-culinario?

    1) Per tutti:osservate bene la scultura, scatenate la vostra fantasia e lasciateci nei commenti a questo post, il titolo che dareste all'opera e la vostra ricetta.

    2) Per i blog:prendete il nuovo bannerino di Carvin in the Kitchen (quello che trovate in alto a sinistra) mettetelo nella vostra colonna indicizzata (grazie ;)) ) e linkatelo qui. Se vorrete pubblicare un vostro post apposito, anche con una ricetta già pubblicata, ci farete davvero piacere. ;)

    3) Per tutti:diffondete l'iniziativa il più possibile, su FaceBook, su Twitter, su Flickr, insomma dove vi pare, condividendo e linkando questo post (fateci un po' di pubblicità, che ce la meritiamo, no?).

    Ed ora arriviamo alla sorpresa che  vi avevamo annunciato...
    Ogni mese, tra tutti i partecipanti, verrà estratta a sorte una piccola scultura in barattolo della collezione "Conserve"!!!! Si tratta di una piccola opera d'arte  numerata, proprio piccinapicciò, un piccolo "gioiellino" da collezione (come quelle che vedete in foto) scolpita a mano da Stefano Bianco, che verrà sigillata in un barattolo di cm. 9 di altezza x cm. 5,5 di diametro ed autenticata dall'artista.

    conserva dimensioni varie

    La ricetta scelta da Stefano per la prima scultura dal titolo "Cuore di ferro" è il Polpettone di vitello con spinaci di Milena, che per questa volta si aggiudicherà anche il premio (il prossimo, come già detto, verrà estratto a sorte tra tutti i partecipanti). Quindi Milena, puoi metterti  in contatto con me per ricevere la tua piccola scultura che speriamo ti sia gradita.
    Allora, vi aspettiamo numerosi con le vostre proposte e mi raccomando, occhio... che un mese passa in fretta! :D
     Buona domenica delle Palme,
     Ornella


    edit:ricevo tra i commenti da Stefano e pubblico qui per tutti...
    "Ornella, voglio aggiungere solo una cosa diretta ai partecipanti: 
    prendete questo come un divertimento, fatto appunto per giocare serenamente, ma dal cui successo potrebbe nascere una conclusione interessante.Quindi partecipate, partecipate senza timori; intanto io mi sto muovendo perchè si concretizzi.Per il momento c'è solo il regalo e la gratificazione di vedere la propria ricetta, ed un nome scelto, abbinati ad una mia opera e dalla quale ne resteranno inscindibili.Stefano"
    E-mail  info@stefanobianco.it
    Sito Web http://www.stefanobianco.it



    Carving in the Kitchen è un progetto di Creative corporation per  le sculture di Stefano Bianco, le foto  e l'impostazione grafica di Nina de Luca, i testi di Ornella Mirelli e le ricette dei foodblogger.
    Per eventuali informazione sull’acquisto e spedizione delle opere, potete rivolgervi con una mail a questo indirizzo di posta elettronica:info@stefanobianco.it e verrete immediatamente contattati.



    Nota Bene: Il premio messo  in palio da Stefano Bianco NON rientra nella disciplina dei "Concorsi a premio" essendo un  omaggio dell' artista al solo scopo di ringraziare i partecipanti al nostro progetto.


    Testi ed immagini sono protetti dalla legge sul diritto d'autore n. 633/1941 e successive modifiche. 
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