venerdì 27 marzo 2015

Fave a cecamariti|Fave impanate

 Piatto povero, antico, ma allo stesso tempo modernissimo - e diciamolo con una punta di  orgoglio - è certamente una preparazione contadina  pugliese dall'equilibrio perfetto: cremosità e dolcezza delle fave, amarognolo della verdura, croccantezza del pane fritto, acidità della cipolla tenuta a bagno nell'aceto, con cui il piatto si accompagna. ^_^

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Luigi Sada, il più celebrato cantore della cucina nostrana di tradizione, racconta che è uso tipicamente salentino cucinare piselli e fave a cecamariti.
"Nel Salento le fave, come i piselli, si sogliono preparare in questo modo. [...] Così preparato, le massaie parsimoniose ritengono di prendere per la gola i mariti, presentando una minestra saporita, e di pochissima spesa."
Mio marito sostiene invece che sua madre - salentina purosangue; classe 1904 - apprese la ricetta, a lei del tutto sconosciuta, a Polignano a mare, dove viene chiamata Fave impanate. Qual è la verità? Vaiasape'!
Sta di fatto che, si chiamino Fave a cecamariti o Fave impanate, è un modo per riciclare il purè di fave avanzato tra i migliori che io conosca e di cui mio marito, ovviamente, va letteralmente pazzo. 
Dunque, di solito, nelle famiglie contadine si utilizzavano per questa preparazione  gli avanzi di classica 'Ncapriata del giorno prima... e va detto che le fave cotte, siccome possono irrancidirsi rapidamente, si devono consumare in breve tempo (al massimo un paio di giorni in frigo).  
Oggi come oggi però - dato che  non svolgiamo più lavori fisicamente pesanti -  mangiare due volte di seguito questo legume non è il massimo della corretta alimentazione. ;)  Onde per cui, se mi avanza, schiaffo in congelatore il purè di fave bello e fatto, per riproporlo la settimana successiva a cecamariti, ma mescolato a  verdura fresca lessata al momento.
Allora andiamo alla ricetta...

Fave a cecamariti|Fave impanate


Ricetta
Centrifuga e coltello Fiskars

Ingredienti:
250 gr  (circa) di fave cotte a purè (la mia ricetta la trovate QUI)
1 cicoria spigata o altra verdura amarognola (non cime di rapa)
2 fette di pane  raffermo
olio extravergine 
1-2 cipolle rosse
1 bicchiere di aceto di vino

Cuocere le fave secondo la ricetta tradizionale che si preferisce e ridurle a crema più o meno omogenea a seconda dei gusti, aggiungendo olio crudo a filo. Mondare  la cicoria e lessarla in  abbondante acqua salata, quindi sgocciolarla bene e tenerla da parte. Tagliare il pane secco a dadini regolari e friggerlo per pochi secondi in olio ben caldo. Infine unire tutti gli ingredienti sul fuoco a calore medio, mescolando con un cucchiaio di legno, fino a che il pane avrà perso un poco di croccantezza.
Servire le fave a cecamariti ben calde, accompagate da fettine di cipolla rossa cruda tenuta a bagno nell'aceto almeno 30 minuti.


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Buon fine settimana,

Ornella

Edit: Da un breve sondaggio tra i miei amici di FB è venuto fuori quanto segue:



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