giovedì 28 giugno 2012

Eataly a Roma: nuova vita per un'opera d'architettura

Giusto una settimana fa è stato aperto a Roma il nuovo Eataly, annunciato come il più grande "hub" del cibo di qualità, non solo d'Italia, ma del mondo....In effetti lo spazio destinato a questo megastore è immenso, accolto nell' ex air terminal della Stazione Ostiense ideato e realizzato,  a fini commerciali, dall'architetto Julio Lafuente, nell'ormai lontano 1990, in occasione dei mondiali di calcio . L'air terminal, dalla  struttura in ferro che Lafuente scelse come omaggio alla "Architettura del ferro" di inizio '800, ben si è prestato ad ospitare il megastore. 






Già nell'idea iniziale dell'architetto,  come detto, l'air terminal avrebbe dovuto ospitare degli esercizi commerciali, ma la sua posizione defilata rispetto alla stessa stazione Ostiense, vide naufragare il progetto in pochissimo tempo, tanto che qualche anno dopo l'edificio cadde nell'oblio e nel degrado più completo.....
Peccato, poichè lo spazio creato da Lafuente era suggestivo e quindi onore a Oscar Farinetti ad aver capito le potenzialità dell' oggetto edilizio e ad averlo valorizzato in maniera, secondo me giusta, nel rispetto del progetto iniziale.
L'idea di Lafuente di omaggiare l'Architettura del ferro è rimasta e, seppur integrata da altri elementi, rimane viva e leggibile. Dobbiamo tener presente che questa architettura nacque alla fine del '700 come idea nuova di fare architettura nei paesi allora maggiormente industrializzati e per questo finalizzata ad edifici di nuova necessità: mercati coperti, capannoni industriali, stazioni ferroviarie....Nuove attività, nuove esigenze, quindi nuovi materiali da costruzione che permettevano luci amplissime, spazi vasti, luce in abbondanza.
Che Lafluente abbia scelto dunque questa strada è più che corretto, essendo stato concepito l'air terminal come un punto di incrocio fra due di queste attività: il mercato coperto e la stazione.....









Il ripristino dell'enorme edificio, quasi un hangar, è stato fatto nel rispetto di questa idea, aggiungendo elementi che lo arricchiscono ancora di più: gli oblò presenti numerosi, le ringhiere delle scale, le lamiere a losanghe, tutto in color bianco, nonchè i vari solai di color grigio antracite, con tromba centrale, dànno la sensazione al visitatore di essere in una nave e quindi di intraprendere un viaggio nel mondo dell'enogastronomia.
Quindi non solo stazione, ossia punto di partenza per un viaggio, non solo mercato coperto, ampio e luminoso grazie alla struttura leggera e alle grandi vetrate, ma anche nave da crociera, con le sue scale e i suoi ponti e dunque viaggio vero...

Cosa  ospita questa immensa nave? Al piano terra, oltre le casse, sulla loro sinistra, c'è una libreria dedicata al mondo enogastronomico, ben fornita, ma non eccezionale e comunque con assortimento paragonabile ad altre librerie già presenti in Roma. Mi sarebbe piaciuto trovare magari riviste, o testi stranieri su alcuni argomenti, scavalcando in questo caso il confine italiano.
Si passa poi ad un reparto in cui sono presenti varie scaffalature con, biscotteria, tè, mieli, confetture, muesli, frutta secca, zuccheri, quindi un reparto frigo con latte, yogurt e bibite refrigerate. C'è poi uno stand abbastanza fornito della Venchi che offre anche un gelato fresco, la gelateria Lait con gelati offerti direttamente dall'erogatore (buono, provato) e granite fatte al momento, una caffetteria Illy, una piadineria (ottima, provata) e la pasticceria di Montersino.....








Questa ha dietro il bancone il laboratorio a vista, protetto da una ampia vetrata. L' offerta di torte non è eccezionale e queste sono tutte congelate. Ci sono poi diversi bicchierini che invece sono a temperatura di servizio, nonchè una serie di bocconcini di pasticceria secca, tra cui brownies e trancetti di sacher e di torta cioccolato e pere. 











Non ho assaggiato nulla, quindi nulla posso dire in questo senso, certo è che le preparazioni esposte non mi hanno attirato....Forse per la loro disposizione-presentazione, forse per  il bancone di marmo, un po' freddo e amorfo, certo è che il tutto, se pur perfetto e ben fatto, mi ha dato l'idea di qualcosa di finto, posticcio... Mia figlia ha forse detto giusto: "sembrano di plastica!" ^_^  Naturalmente questa è la mia impressione, per quel che vale, e ripeto, non ho assaggiato nulla, per cui tutto va rivisto alla luce dell'esperienza gustativa.






A destra delle casse, oltre ad un piccolo stand per la cura del corpo, (presi dei particolari saponi naturali e dell'argilla saponaria), c'è l'ortofrutta, con prezzi e qualità paragonabili ad altri mercati rionali di Roma, arricchito però da banchi con frutta e verdura sottovetro (bellissimi i frutti sciroppati, in special modo ciliegie e pere) e da quelli con spezie e aromi. Lo spazio si conclude con una bellissima panetteria, (preso un ottimo filone a pasta madre e farine biologiche), con abbinata panineria per un panino fatto al momento, un piccolo ristorantino vegetariano e un piccolo negozio per accessori e strumenti di cucina (presi alcuni tagliabiscotti e adocchiato un rullo per speculos).






Al piano superiore c'è veramente di tutto: birra a fiumi, con produzione in loco, salumi e formaggi anche con possibilità di degustazione e mozzarella di bufala prodotta nel laboratorio a vista, figgitoria di pesce e altre specialità, con esclusivo uso dell'olio EVO, (stracolma, 3 supplì 10€), poi ancora pizzeria con possibilità di sedersi ed ordinare, ristorante di sola pasta, quindi tutto quello che occorre per realizzare un buon primo piatto a casa: pasta fresca ripiena e non, di tanti tipi regionali (difficile trovarli altrove) riso, pasta secca, olio, farine, pomodoro, scatolame....





 






Al terzo piano carne e pesce la fanno da padroni con due ristoranti tematici, uno per gli amanti del pesce e l'altro per i carnivori, con ovviamente i banconi per la vendita al dettaglio di ambedue. Poi ancora enoteca, con mescita anche diretta e un ristorante classico e non tematico.


Al quarto piano non sono andata dato che non è finalizzato alla vendita o alla ristorazione, ma ospita locali per conferenze, corsi, dimostrazioni e quanto altro necessario a divulgare in Italia e nel mondo il nostro saper fare in materia di enogastronomia. 


Direi che una visita è obbligatoria sia per noi romani, sia per chi a Roma si trova di passaggio, come turista o per lavoro: un buon posto dove mangiare (se si pensa che a Roma certi locali in centro sono quanto di peggio possa capitare al povero turista) e dove magari prendere qualcosa da portare a casa.
Si raggiunge facilmente sia in auto - nonostante il bagno di folla di domenica scorsa, ho trovato subito parcheggio davanti l'ingresso - sia con i mezzi pubblici - ho utilizzato la metropolitana B e il sottopasso, nella mia seconda visita. Insomma, nuova vita ad un'opera pubblica degradata e buon cibo italiano a prezzi comunque accessibili, qualcosa di positivo per la nostra amata città di Roma.





A presto,

Paola


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