venerdì 30 settembre 2011

Da Fabio Cassandra un regalo per tutti voi

Vi ricordate quando vi ho raccontato di Fabio Cassandra, delle Copiette d'asino che mi aveva regalato e del piatto straordinario che ne è nato grazie alla ricetta del mio amico Walter? Ancora rido... :DDDDDDDDDDD

Penne alla Mulattiera

Beh Fabio, diventato lettore assiduo e affezionato di Ammodomio, ha riservato a tutti voi lettori  e a me, uno sconto speciale del 10% su  gli oltre 2000 prodotti del suo e-commerce!!!!!


Cosa dobbiamo fare per usufruire dello sconto speciale Ammodomio valido da domani, 1 Ottobre, fino a tutto il 31 Dicembre 2011? 
Ci dobbiamo  registrare QUI e fare il log-in; scegliere i prodotti che più ci piacciono;  e sul nostro ordine, dobbiamo digitare il codice: ammodo10. Facile, no?
Le spese di spedizione - che avverrà entro le 24 ore dall'ordine - saranno gratuite per gli ordini di importo pari o superiore a 59,00 euro. Per importi inferiori, la spedizione ammonterà a soli 5 euro. 
E non finisce qui...  $_$
Avete un account FaceBook? E se non ce l'avete siete proprio out, quindi fa-te-ve-lo, please!:D 
Iscrivetevi alla fanpage di Cassandra.it ed otterrete un ulteriore sconto del 10%. $_$  $_$
Insomma, se la matematica non è un opinione, con le 2 promozioni messe insieme, avremo diritto al 20% di sconto su tutti i prodotti di Fabio!!! ^_^

Che dirvi di più? Corro a fare la spesa comodamente dal mio pc e a riempire il mio carrello virtuale...  Nei prossimi giorni, troverete Qui i prodotti  che arriveranno a casa mia!!!!!

 Se tutto va bene, ci rivediamo domani per il Calendario di Ottobre! Se poi il tempo dovesse essere  proprio bello come oggi e me ne vado al mare, ci ritroviamo lunedì!!! OK? ;)))
Buona giornata,
Ornella

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lunedì 26 settembre 2011

Spaghetti alla Puttanesca

Che dici, ci facciamo una spaghettata? Quante volte mi sono sentita rivolgere questa domanda... 
Il solito "Aglio, olio e peperoncino" a volte può essere troppo consueto, anche se a dirla tutta, con un pizzico di creatività si potrebbe declinare in modi differenti. Ma una buona "Puttanesca", fatta a regola d'arte, con gli ingredienti giusti, può essere una soluzione! E coi tempi che corrono, quale piatto potrebbe essere meno scontato, anzi direi, quanto mai di attualità più di questo? :D
Mi sono chiesta da dove avesse origine un nome  così singolare e ho scoperto che - guarda il caso alle volte... - la paternità non è certa!!!! :DDDDD Ma va', e chi lo poteva immaginare? :DDDDD 
Sinonimo ai giorni nostri di un condimento per la pasta da fare ambréss ambréss, c'è chi lo attribuisce alla cucina napoletana del dopoguerra, con l'ovvio riferimento al mestiere più antico del mondo; chi ad un noto ristoratore che sfamò con una "puttanata" un gruppo di avventori ritardatari; chi  fa risalire l'etimologia  addirittura agli antichi romani(putae  sarebbero state le donne che portavano in grembo un bambino).
La mia versione però è ri-go-ro-sa-men-te pugliese! Ebbene sì, se non si posseggono in dispensa le olive nere all'acqua, dette anche Olive a inchiostro, il risultato non potrà essere identico. Siccome tra poco comincerà la raccolta delle olive, procuratevene di piccole e nere  (le originali dovrebbero essere della varietà "cellina" o forse"leccina") e conservatele così come vi ho indicato. Vi assicuro che una volta assaggiate, non si dimenticano facilmente e possono essere utilizzate in una infinità di ricette a cui daranno sapore, carattere e colore.

Spaghetti alla puttanesca


Spaghetti alla puttanesca


Ingredienti:


500 gr di spaghetti o linguine
500 gr di pomodori pelati
6 cucchiai di olio extravergine
1 bicchiere di olive nere all'acqua
1 manciata di capperi sotto sale
3-4 filetti di acciughe sotto sale o sott'olio
1 spicchio di aglio
1 peperoncino piccante o polvere di peperoncino q.b.
qualche foglia di basilico

Per prima cosa private le olive del nocciolo, indossando un paio di guanti di lattice, sennò vi macchierete le dita  di nero e sarà difficile pulirle. Fate poi scaldare l'olio con lo spicchio d'aglio e il peperoncino a fuoco vivo, abbassate al minimo la fiamma ed aggiungete le acciughe dissalate facendole disfare  completamente nell'olio. A questo punto, togliete l'aglio e il peperoncino e mettete in pentola i pomodori pelati. Fate cuocere bene, schiacciando i pelati con una forchetta e solo all'ultimo aggiungete le olive snocciolate e i capperi opportunamente sciacquati e dissalati. Prima di spegnere il fornello, se ce l'avete, mettete nell'intingolo qualche foglia di basilico fresco,  che darà un tocco di profumo e freschezza al piatto. Generalmente in questo sugo non si usa il sale, per cui assaggiate e regolatevi di conseguenza.
Lessate la pasta in abbondante acqua salata, scolatela con le pinze a 1-2 minuti dalla cottura indicata e saltatela insieme al sugo per farla insaporire ben bene.


Buonissima settima a tutti,
Ornella


Piesse: Chi volesse acquistare on line le tipiche Olive a Inchiostro pugliesi (difficilissime da trovare) può cliccare QUI.

edit: Dimenticavo... ho finalmente visto la replica di Masterchef (causa compleanno del marito,mi ero persa la prima puntata!:(( )
 A proposito di "putta..." :)))), ne ho lette tante in proposito sul web che forse, se ci riesco, farò i miei commenti qui su Ammodomio. Intanto vi segnalo che una delle Broccolette ha superato le selezioni e partecipa al programma!!! Evviva!!!!!!!!

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venerdì 23 settembre 2011

Carving in the kitchen: la settima ricetta

Con le sculture di Stefano Bianco si sa da dove si parte ma non dove si va a finire... 
Ve l'ho già detto, vero, che solo poco prima di pubblicare il post mi arrivano le foto della scultura del mese e perciò proprio all'ultimo devo tentare di darvi una mia interpretazione seppur approssimativa? Beh, sapeste dove sono andata ad approdare stavolta! :D
Mettetevi comodi e seguitemi un attimo...

Carving in the kitchen - RECIPE SEVEN


Una testa di donna  posata su un carretto insieme a 2 piccole pannocchie di granturco...
Stefano  avrebbe potuto metterci tanti ortaggi insieme a frutta e verdura, su quel carretto... ma perché proprio le Pannocchie?
Lo sapevate che sono un simbolo misterioso la cui interpretazione genera molti interrogativi ancora oggi? 
Simbolo dal valore fisico e metafisico per i Maya (prima popolazione  del centro-America che se ne dedicò alla coltivazione), rappresentato in quella antichissima civiltà con diversi significati sacri tra i quali il numero "otto", si ritrova raffigurato  in Europa, in epoca antecedente al 1492 (data della scoperta dell'America), nella famosa Cappella di Rosslyn in Scozia.

foto 1 

L'avete letto"Il Codice da Vinci"  in cui si sostiene che in una particolare colonna di quella Cappella sarebbe stato nascosto il Santo Graal? Le ipotesi romanzesche e fantasiose di Dan Brown, si ispirano però  ad alcuni elementi oggettivi: l'archittettura della chiesa ricalca quella del Tempio di Salomone. Gli storici raccontano che la Cappella fu costruita a partire dal 21 Settembre (giorno dell'equinozio d'autunno) del 1446 e fu terminata esattamente nello stesso giorno di 4 anni dopo ad opera di sir William Sinclair. 
Che ha di particolare la chiesa? Pur essendo stata costruita più di un secolo dopo la scomparsa dei Templari, ne conserva simboli e misteri. 
Beh, forse non ci crederete, ma le Pannocchie di Mais sono raffigutate in questa cappella! Le ritroviamo pari pari, in una chiesa romanica medievale dedicata a San Tommaso Becket (l'arcivescovo, pare legato ai Templari, che fu ucciso nella cattedrale di Canterbury). 

foto 2


La chiesa di San Tommaso che si trova  nei pressi di Caramanico in provincia di Pescara, la cui edificazione cominciò nel 1202, quindi in epoca antecedente al 1492, è un incredibile connubio di simbolismo pagano-ermetico-cristiano.
E non finisce qui, perché non è l'unica in Italia... 
Ne esiste almeno un'altra in Ciociaria: la chiesa medievale di Santa Maria della Liberata ad Aquino. Aquino, sebbene non sia storicamente dimostrato, avrebbe dato i natali a un altro San Tommaso, il noto filosofo e santo della Chiesa Cattolica (entrambe  le chiese costruite sui resti di templi romani dedicati a Ercole).

COMPOSIZIONE

Tutte coincidenze? Mah... chi può dirlo?
Le domande però che riguardano il nostro discorso sono diverse: "Come facevano i Templari  a conoscere il Mais e le sue pannocchie molto tempo prima della scoperta dell'America, unico luogo in cui era coltivato?  Attribuivano ad esso gli stessi significati sacri e simbolici legati ai cicli della Natura e della Terra come i Maya?"

foto 7

Mi sono allontanata troppo  dalla piccola scultura di Stefano, dalle ricette e  dalla cucina?
No, non ho fumato il granturco, come potrebbe affermare qualche malpensante!!!! :DDDD 
Per rimanere in tema allora, vi linko un bel racconto sulle usanze di fine estate della civiltà contadina piemontese. 
Il brano  di Giacinto Grassi, manco a farlo apposta ;)))), è dedicato al Mais ed è tratto da "Il platano", rivista di cultura astigiana, Asti, anno III, n. 2, 1978, pp 45-48: Figure, opere e riti della nostra terra.
Sull'uso del Mais nelle  cucine di casa nostra non credo di dover dire nulla, ne saprete certo molto più di me, per cui andate pure a ruota libera: insalate, polenta, pop corn, biscotti, torte, focacce, pane...  non avete che l'imbarazzo della scelta! Vi ricordo solo che se volete partecipare alla nostra iniziativa, potrete utilizzare ricette già postate: noi non ci formalizziamo!!!!!



foto 4


Che cosa dovete fare per partecipare al nostro esperimento artistico-culinario?

1) Per tutti:osservate bene la scultura, scatenate la vostra fantasia e lasciateci nei commenti a questo post, il titolo che dareste all'opera e la vostra ricetta.

2) Per i blog:prendete il nuovo bannerino di Carving in the Kitchen (quello che trovate in alto a sinistra) mettetelo nella vostra colonna indicizzata (grazie ;)) ) e linkatelo qui. Se vorrete pubblicare un vostro post apposito, anche con una ricetta già pubblicata, ci farete davvero piacere. ;)

3) Per tutti:diffondete l'iniziativa il più possibile, su FaceBook, su Twitter, su Flickr, insomma dove vi pare, condividendo e linkando questo post (fateci un po' di pubblicità, che ce la meritiamo, no?).

4) Il vostro link o il vostro commento a questo post ci deve pervenire entro le 23,55 del 20 23 Ottobre (nOn siamo fiscalissimi, quindi nOn vi preoccupate troppo. L'importante che arriviate con il vostro link, prima della pubblicazione del nuovo post).




5) Anche per questa settima ricetta ci sarà in palio una piccola scultura in barattolo della collezione "Le conserve di Stefano Bianco" che verrà estratta a sorte tra tutti i partecipanti.

Conserva n° 6





Finalmente siamo giunti alla "premiazione"!!!


La sesta scultura si chiamerà:Rizoma!!!! Il vincitore e la ricetta andatela a scoprire da voi cliccando sul link... ;)))))
La sorte invece ha premiato Tina, che appena mi avrà comunicato il suo indirizzo, riceverà la piccola scultura in barattolo della serie " Le Conserve di Stefano Bianco".

Vi ringrazio tutti di cuore, anche a nome di Stefano e vi do appuntamento al mese prossimo con Carving in the Kitchen,

Ornella




Piesse: Anche stavolta mi permetto di segnalarvi una manifestazione che riguarda l'Arte e il cibo. Per saperne di più, cliccate QUI!


Una nota biografica su Stefano Bianco e la sua carriera artistica QUI.


Carving in the Kitchen è un progetto di Creative corporation per  le sculture di Stefano Bianco, le foto  e l'impostazione grafica di Nina de Luca, i testi di Ornella Mirelli e le ricette dei foodblogger.
Per eventuali informazione sull’acquisto e spedizione delle opere, potete rivolgervi con una mail a questo indirizzo di posta elettronica:info@stefanobianco.it e verrete immediatamente contattati.



Nota Bene: Il premio messo  in palio da Stefano Bianco NON rientra nella disciplina dei "Concorsi a premio" essendo un  omaggio dell' artista al solo scopo di ringraziare i partecipanti al nostro progetto.


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mercoledì 21 settembre 2011

Wiener Vannilletorte: mi permetto di proporla...

Oggi vi propongo questa torta semplice che, come anticipa il suo nome, dovrebbe provenire da Vienna, capitale dell'Austria, ma soprattutto per noi Italiani, capitale delle torte più buone e più belle; in primis, tanto per citarne una, la famosa Sacher.
Dico dovrebbe perché la ricetta non è di un famoso pasticciere titolato, nè proviene da altrettante pasticcerie pluripremiate e note della città, ma da un vecchio libercolo scritto in tedesco, dato in dotazione alle teglie da forno di una nota marca tedesca. Quindi il massimo della non affidabilità e, per i tempi che corrono sul web (o meglio fra i food blog), ricetta quanto mai banale e ridicola.
Nessuna tecnica innovativa, ingredienti quanto mai ovvi e non esotici, presentazione assolutamente mancante. Perchè metterla qui sul blog allora???? Semplicemente perché è molto molto buona e forse non tutti l'hanno sperimentata!!!!! ^_^






A parte queste mie considerazioni che non vogliono essere polemiche, ma che hanno la finalità di chiarire come la penso su alcuni aspetti, la Wiener Vanilletorte è perfetta, nella sua forma basic, per la colazione dei ragazzi prima della scuola o come dolce semplice per un tè. Farcita con creme o panna può divenire una ottima base da cui partire per creare splendide torte.
La versione del libretto la dava coperta da una glassa al cioccolato pronta, cosa che ho pedissequamente fatto utilizzando la famosa glassa al cacao acquistabile in qualunque supermercato. Certamente preparando in casa una buona glassa al cioccolato, il sapore e l'aspetto finale sarà migliore.
Ecco cosa serve e come procedere.

Wiener Vanilletorte








200 g di marzapane
200g di zucchero
1 uovo intero
8 uova separate
50 g di burro
125g di farina
75 g di amido (mais, frumento o fecola di patate)
2 cucchiaini di lievito
vaniglia
sale

per decorare
glassa al cioccolato
zucchero in granella (oppure mandorle a lamelle o pistacchi tritati)

In una ciotola mettere il marzapane fatto a pezzettini, l'uovo intero e gli otto tuorli, metà dello zucchero, il burro morbido, il sale e la vaniglia. Con delle fruste elettirche lavorare il composto fino a renderlo bianco e spumoso, facendo in modo di sciogliere perfettamente il marzapane. A parte montare le chiare in neve unendo gradatamente lo zucchero rimanente, fino ad ottenere una meringa soffice (a becco d'oca). Unire la meringa al composto precedentemente preparato, cercando di non smontarla ed infine le farine mescolate al lievito.
Versare il composto in uno stampo imburrato e cuocere per circa mezz'ora a 180°C.
Una volta pronta la torta, lasciarla nel forno a sportello aperto per circa 15 min. Quindi sformarla.
Quando sarà ben fredda coprirla con la glassa al cioccolato e decorarla con lo zucchero in granella, o con mandorle, o pistacchi.
Se la si vuole usare come base per torte farcite, prepararla almeno un giorno prima, in modo da poterla tagliare in strati più facilmente.








A presto 
 
Paola


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lunedì 19 settembre 2011

Uva farcita con ricotta

Fame coacta vulpes alta in vinea uvam adpetebat summis saliens viribus. Quam tangere ut non potuit, discedens ait: “Nondum matura est; nolo acerbam sumere”. Qui facere quae non possunt verbis elevant, adscribere hoc debebunt exemplum sibi. (Fedro)
Una volpe affamata si sforzava di raggiungere l'uva di un'alta pergola saltando; ma non riuscì a toccarla; allora andandosene disse:"Non è ancora matura; acerba non mi piace". Chi sminuisce a parole quello che non gli riesce, dovrà applicare quest'esempio a sè stesso. 
 Una favola sempre attualissima, la cui morale è evidente, per spiegarmi le ragioni di pagine e pagine di commenti polemici letti ovunque nel web in questi ultimi giorni a proposito di cosa dovrebbe essere o no un blog di food... 
Da lettrice, devo confessare il mio dispiacere unito al disagio nel leggere argomenti che nulla hanno a che spartire con il piacere del cucinare... da foodblogger (che non è una parolaccia :D ) invece, superata lo stupore iniziale per tanto clamore, ho subito pensato ad una ricetta con l'uva, che, proprio come Paola, avevo acquistato appena l'avevo vista sui banchi del mercato! In verità l'avevo comprata per sperimentare una ricetta tradizionale pugliese  antica, di cui mi aveva scritto tempo fa il mio vecchio amico  Roberto, che oggi vive a Torino. Invece, l'ho utilizzata per una ricetta banale forse, semplice, senza spezie o aromi particolari, che non necessita di tecniche o procedimenti innovativi... una ricetta genuina insomma, una di quelle "ammodomio"! ^_^

Finger food di uva e ricotta


Finger food



Per la versione salata:
uva nera (o bianca)
ricotta
peperoncino in polvere
paprika
erba cipollina
sale


Per la versione dolce:
uva
ricotta
zucchero superfino vanigliato
canditi
gocce di cioccolato


Lavorare bene a crema la ricotta usando una forchetta e non il mixer; aggiungere gli ingredienti desiderati, farcire i chicchi di uva e tenere in frigo per un po', prima di servire.




UVA FF


Piesse: La mia ricetta di Pasta zucchine e gamberetti surgelati è qui! ;)) Non mi sono tolta ancora lo sfizio di contare  quante volte fino ad oggi questa pagina è stata  cercata su Google ed è  stata vista... erano già tante prima, ve lo assicuro!!!!! 
Allora forse sarebbe il caso di farsi delle domande piuttosto che accontentarsi di risposte preconfezionate! :D 


Buon inizio settimana a tutti,
Ornella

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venerdì 16 settembre 2011

La schiacciata con l'uva...."Ammodomio"

Lo confesso, la vicinanza di Ornella mi ha sensibilmente influenzata ed anche io ho incominciato a fare a modo mio, come in questo caso, affrontando una ricetta della tradizione toscana. Non che abbia stravolto in toto questo buonissimo dolce-non-dolce, ma sicuramente non ho seguito i dettami canonici.
Non me ne vogliano quindi gli amici toscani per qualche piccola variante, che tra l'altro ho trovato anche in alcuni libri di ricette toscane,e che in ogni caso non stravolge la semplice bontà del prodotto finale. 
Ma che cos'è la schiacciata con l'uva? Per chi non l'ha mai gustata non sarà facile comprenderla. Non è una pizza salata, ma nemmeno un dolce da servire a fine pasto.....Anche quando offrirla può sembrare complicato. Ideale per una merenda, per una colazione, per una scampagnata o ad un buffet. Non adatta per un pranzo o una cena.

In breve è una di quelle preparazioni povere e buonissime di un tempo, quando si mangiava tutto quel che c'era e non si guardava certo alla composizione del menù. Dobbiamo anche pensare che una volta mangiare significava consumare "pane e..." e quindi la schiacciata assume subito un suo significato: la schiacciata è "pane e uva", come la ribollita è "pane e fagioli con verdure" e i crostini sono "pane e milza". Visto il periodo della vendemmia, una volta si faceva festa unendo alla pasta del pane un po' di zucchero ed un po' d'uva che non finiva al torchio . Eh sì, perchè per la schiacciata ci vuole l'uva nera da vino, quella con gli acini piccoli e dolci...Si fa anche con quella bianca, meno famosa, ma altrettanto buona, arricchita con noci e anice.

L'altro giorno avendo visto l'uva da vino al mercato ne ho subito approfittato ed ecco che cosa ho combinato.


Schiacciata con l'uva







primo impasto:
350 g di farina tipo "0"
200 -220 ml di acqua tiepida
10 g di lievito di birra

secondo impasto:
1 uovo
150 ml di olio
4 cucchiai di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
un rametto di rosmarino fresco
farina q.b. (200-250g circa)

uva nera da vino (3-4 grappoli grandi) 
zucchero


Preparare il primo impasto sciogliendo il lievito di birra nell'acqua tiepida ed impastando il tutto con la farina. L'impasto deve risultare molto morbido. Coprire e lasciare fermentare per un'ora. Nel frattempo riscaldare l'olio e mettervi in infusione il rametto di rosmarino. 

Dopo circa un'ora il primo impasto  sarà ben lievitato e quindi unirvi l'uovo, lo zucchero, ed un po' di farina sbattendo bene per far incorporare tutto. Unire quindi l'olio aromatizzato, a poco, a poco (tenendone un pochino da parte), il sale ed altra farina se necessario, fino ad  ottenere un impasto soffice e leggero.Lasciarlo riposare una mezz'ora ed intanto lavare bene l'uva, separando gli acini dal raspo.

Stendere una metà circa dell'impasto su una teglia unta con l'olio lasciato da parte e ricoprirla con abbondanti acini, spolverizzare di zucchero e ricoprire con l'altra metà della pasta. Distribuire ancora altri acini di uva, dello zucchero e il resto dell'olio al rosmarino. Lasciare lievitare in teglia almeno una mezz'ora. Infornare a 180°-190°C e cuocere fino a che la schiacciata non apparirà ben colorita e caramellata.
Buona tiepida, buona fedda e buonissima il giorno dopo!








A presto,


Paola



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mercoledì 14 settembre 2011

Pane per toast col metodo Tang Zhong

Sicuramente sapete già tutto di questa tecnica relativamente nuova apparsa in Cina nel 2004, per cui non vi tedierò oltre. Tempo fa la sperimentai utilizzando una ricetta asiatica, ma il pane che ne uscì fuori non mi convinse. 
L'altro giorno sono tornata alla carica con questo metodo, nonostante il caldo soffocante, utilizzando però una mia vecchia ricetta di pane per toast.....Beh, direi che questa volta il risultato compensa la piccola fatica in più che si fa per preparare la caratteristica "pappetta".....

Infatti il metodo Tang Zhong  (湯種 ) prevede di cuocere preventivamente una sorta di "cremina" o "pappetta", chiamata anche water roux, composta da cinque parti di acqua e una di farina e di aggiungerla all'impasto del pane o di qualsiasi altro lievitato.
La finalità di questa pre cottura della farina sarebbe quella di ottenere un pane più morbido e soffice nonchè di più lunga durata. Sulla durata posso dirvi poco, è sparito subito, sulla sofficità in parte sono d'accordo: il pane è sicuramente meno asciutto. Quello però di cui sono molto soddisfatta è la possibilità di diminuire drasticamente il quantitativo di lievito di birra, pur mantenendo inalterati i tempi brevi di lievitazione. Insomma, in poco tempo un pane soffice, con pochissimo lievito, morbido per più giorni: di più, non si può chiedere!








Come adattare le nostre ricette utilizzando la sopracitata "pappetta" miracolosa? Ho fatto varie prove e debbo dire che, secondo me, basta solo diminuire i liquidi presenti nella ricetta, lasciando inalterato tutto il resto. Per la quantità di water roux da utilizzare, direi che 150-160 g ogni 500 g di farina può essere un giusto dosaggio, mentre la quantità di liquidi da togliere dovrebbe essere, sempre per questa quantità, intorno ai 50 ml. Il dosaggio del lievito può essere diminuito a tutto vantaggio del sapore e della digeribilità.
Nulla di complicato quindi, basta solo provare per....credere!
Sto provando anche con impasti dolci e appena possibile vi saprò dire....

Intanto ecco un buon pane, ideale da tostare al mattino per una colazione tradizionale con burro e marmellata ( ma buono anche per un toast con prosciutto e mozzarella) .



Pane per toast (con il metodo Tang Zhong)






500 g di farina forte (200 g manitoba + 300 g tipo "00")
200 ml di latte
150 g di  water roux
50 g di burro (o strutto od olio)
2 cucchiai di zucchero
5g di sale
4 g di lievito di birra

Per il water roux:
40 g di farina
200 g di acqua.

Prepariamo subito il water roux: in un pentolino mettiamo la farina e piano, piano uniamo l'acqua fredda, mescolando per sciogliere tutto senza formare grumi. Poniamo tutto sul fuoco moderato e sempre mescolando, portiamo a 65°C. In mancanza di termometro cuociamo finché il liquido non si rapprende, formando una crema morbida. (Non vi preoccupate! La prima volta ho usato il termometro, ma NON è necessario! Appena il composto è cremoso e traslucido, è pronto.). Lasciamola intiepidire ed è subito pronta da utilizzare.(Prelevarne 150 g per l'impasto, ne avanzerà circa un cucchiaio)

Cominciamo l'impasto al solito modo, sciogliendo il lievito nel latte e impastandolo con poca farina. Unire quindi il water roux, lo zucchero, il resto del latte, poi il sale ed infine il burro morbido (o l'olio). Lavorare bene l'impasto. Io ho utilizzato la macchina del pane facendo due cicli di impasto successivi.
Lasciar riposare l'impasto per un'ora a temperatura ambiente. Stendere l'impasto in un rettangolo e arrotolarlo su se stesso molto stretto, in modo da formare un rotolo. Posizionarlo all'interno di uno stampo da plum - cake imburrato e lasciarlo lievitare a 27°C, coperto da pellicola per circa un'ora e mezza o fino al raggiungimento dei bordi dello stampo.
Cuocere a 220°C per 25-30 minuti.
All'uscita del forno pennellare la calotta del pane con poco olio per lucidarla e ammorbidirla. Sformare subito il filoncino e lasciarlo freddare su una gratella.








A presto,

Paola


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