mercoledì 29 gennaio 2014

Il Torcolo di San Costanzo

Oggi, 29 Gennaio, a Perugia si celebra la festa di san Costanzo, uno dei tre patroni della Città....Chi era costui e perché ne parliamo qui fra le pagine di AMMODOMIO?
San Costanzo è stato il primo vescovo della città di Perugia e fu martirizzato durante le persecuzioni dei Cristiani al tempo di Marco Aurelio. Era nato a Foligno e negli stessi dintorni trovò la morte per decapitazione, mentre le sue spoglie mortali furono portate a Perugia, dove ancora risiedono nella chiesa che porta il suo nome nei pressi di Porta S.Pietro.



 Questo Santo per secoli è stato una sorta di oracolo per le ragazze in età da marito, che nel giorno della sua festa si recavano (e forse si recano ancora...)  nella chiesa  a lui dedicata, nella speranza di scorgere un segno positivo, da parte di San Costanzo, raffigurato sulle pareti, alla richiesta di un imminente matrimonio
 Se infatti il Santo sembrava strizzare l'occhio alla ragazza, le nozze erano sicure entro l'anno !!!  La credenza popolare aveva creato pure una sorta di canzoncina evocatrice, sebbene poco devota, che recita:
 "S.Costanzo dall'occhio tondo, famme l'occhietto, sinnò n' c' artorno"  :)))
E se la strizzatina d'occhio non si notava? Non c'era altro modo di riconsolarsi che con un bel Torcolo che la fidanzata regalava al fidanzato...
Veniamo dunque a parlare di questo Torcolo che proprio come indica il nome, è una bella ciambella gonfia e dorata: la forma nasce dalla volontà di ricreare l'occhio del Santo a cui si aggrappano tante speranze, ma va anche ricondotta al miracolo di una donna cieca che, condotta al Santo, ritrovò la vista. Come sempre dunque, anche in questo caso, la forma di un dolce nasce da fatti o eventi a cui si dava un significato sacro.
Il Torcolo di San Costanzo è dunque un pane simbolico che per onorare il Santo si fa più ricco e al suo interno ospita frutta secca e  zucchero, ingredienti "ricchi" che nobilitano il semplice pane.
Bisogna pensare che tanti dolci o piatti tradizionali nascono proprio così, dalla mescolanza di sacro e profano, da simboli tradotti in forme che rimandano a eventi prodigiosi, da elementi del quotidiano che si arricchiscono con ciò che una volta era considerato prezioso, per assumere la connotazione di dono.
Preparare questo dolce in casa non è affatto difficile: basta preparare un pane e arricchirlo con uvetta, pinoli e cedro candito, profumandolo con dell'anice. A Perugia i pinoli trovano spesso posto nei dolci tradizionali (si pensi alle famose Pinoccate o anche alle Pinolate, ma anche al Serpentone), come l'anice che profuma tantissimi dolci o biscotti. Il cedro candito e l'uvetta dànno al pane quel tocco di eleganza e ricchezza che il Santo merita nel giorno della sua festa....

Torcolo di San Costanzo

Per il lievitino:
7 g di lievito liofilizzato (o 25 g fresco)
750 g di farina forte per pane
100 ml di acqua tiepida
1 cucchiaino di zucchero
Sciogliere in un bicchiere, preferibilmente di plastica, il lievito nell'acqua tiepida, aggiungendo lo zucchero. Mescolare bene, coprire e attendere che il lievito si attivi, formando una abbondante schiuma. A questo punto versare il tutto su una grossa ciotola dove è disposta la farina. Incorporare poca farina in modo da creare un pastello morbido.Coprirlo di farina e lasciare che lieviti.
100 ml di olio extra vergine
150 g di zucchero
 acqua tiepida qb a 450ml (*)
1 o 2 uova (non necessarie)
30-40 g di burro (non necessario)
2 cucchiaini di sale
70 -80 g di pinoli
tre manciate di uvetta (lavata e rinvenuta in acqua tiepida)
cedro candito a piacere
due cucchiai di semi di anice
In una caraffa graduata  misurare l'olio, (*) e aggiungere l'acqua tiepida necessaria, fino a raggiungere 450 ml. Come detto Il Torcolo è un pane e non necessita di uovo: se si vuole una maggiore leggerezza si può unire 1 o 2 uova nella caraffa insieme all'olio e poi aggiungere l'acqua tiepida fino a raggiungere i 450 ml. Lo stesso dicasi per i burro, da unire morbido insieme all' olio (e nel caso alle uova) e poi aggiungere l'acqua fino a  raggiungere 450ml (la sua aggiunta dà maggiore morbidezza al pane)
Solo adesso aggiungere alla caraffa lo zucchero ed il sale e sbattere tutto per amalgamare e sciogliere ogni cosa. Con questo composto sciogliere il panetto lievitato e iniziare l'impasto, a mano o in impastatrice. Oppure versare il composto nella macchina del pane, unire la farina e il panetto lievitato ed azionare la macchina.
Impastare bene e a lungo fino ad ottenere un impasto morbido e soffice: unire quindi la frutta secca (l'uvetta ben asciugata) e l'anice, lavorando quel tanto che basta per incorporare tutto. Lasciar lievitare per un paio d'ore
Trascorso il tempo necessario alla lievitazione, rovesciare l'impasto sul piano di lavoro appena unto con olio e, cercando di non sgonfiarlo troppo, dare la forma di un grosso cannello. Riunire le estremità e formare la ciambella. Si può cuocerla così, sopra una lastra, come tradizionalmente si fa, oppure inserirla in grosso stampo a ciambella di almeno 28 cm di diametro, ben imburrato.
 Lasciar ben lievitare il Torcolo e prima di infornarlo, praticare quattro tagli a formare un quadrato che circoscrive il foro centrale. Inserire la ciambella in forno freddo e accendere a 200°C versando poca acqua sul fondo del forno.
Cuocere per circa 40 minuti. La ciambella si svilupperà moltissimo in forno restando con la crosta sottile e morbida.







Servirla fredda,  a fettine, con un vino passito.

P.S. Purtroppo la ciambella è stata tagliata ancora calda, prima che potessi farne una foto da intera :) Questo è quello che è rimasto dopo l'assalto :D

A presto,
Paola


Testi ed immagini sono protetti dalla legge sul diritto d'autore n. 633/1941 e successive modifiche.






5 commenti:

  1. Che bella ricetta e che bel racconto,bravissima Paola seguirti e' un piacere.....adesso voglio proprio vedere se qualcuno ha voglia di proporre modifiche! ;-)

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    1. ahahahahahahah... Grande! :D

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    2. Modificassero quello che vogliono, io non darò direttive, ognuno sperimenti a proprio rischio come faccio io :))

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  2. non sapevo nè di questa tradizione nè del Santo, grazie delle notizie e della ricetta, buonaaaaaa

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  3. Trovo questa tradizione, semplice, ingenua e in fondo molto umana...il torcolo invece è solo buonissimo!!

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